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Le 7 Industrie Più Inquinanti al Mondo

Autore

Cristian Perinelli

Consulente marketing per Micro-imprese e Startup

Esperto in analisi dei dati, Campagne pubblicitarie Meta e Google, Posizionamento nei Motori di Ricerca e Sviluppo Siti Web

Barili di olio scaricati in mare aperto rendono l'acqua nera

Indice

L’inquinamento ambientale

Guardando gli ultimi dieci anni è difficile non sentirsi esausti. Il mondo ha dichiarato un’emergenza climatica, l’inquinamento da plastica è ai massimi storici, abbiamo visto gli anni più caldi mai registrati e un numero sempre maggiore di animali rischia l’estinzione.

Alla fine, abbiamo visto l’impatto del nostro consumismo salire oltre le stelle (letteralmente, visto che già si parla di inquinamento spaziale).

Un quadro piuttosto deprimente.

Anche se l’ultimo decennio è stato il decennio in cui il mondo (soprattutto politico) si è convinto che i cambiamenti climatici siano un problema reale da affrontare immediatamente, con forza, e insieme. Questa spinta continuerà nel prossimo decennio e siamo certi che sarà sempre più forte.

Questo anche grazie a giovani ambientalisti, tra cui ci fa piacere citare Greta Thunberg, Boyan Slat, Genesis Butler, Amin Hataman, Ken Amante, Aiyana Goodfellow e Felix Finkbeiner. Ma nonostante questo sfondo di speranza, sono molti i settori industriale che devono “lavare i loro panni sporchi” prima che sia troppo tardi.

Purtroppo, non esiste un modo semplice e standardizzato per misurare le industrie più inquinanti, ma ci sono cinque principali fonti di inquinamento che preoccupano il nostro pianeta:

  1. aria
  2. acqua
  3. suolo
  4. luce
  5. rumore

Sebbene tutte queste forme di inquinamento siano innegabilmente dannose, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua rappresentano la minaccia maggiore, sia per l’uomo che per il pianeta.

Secondo le ultime statistiche dell’OMS il solo inquinamento atmosferico contribuisce a circa 7 milioni di decessi l’anno (parliamo di soli esseri umani, ma questo causa milioni di decessi anche nel mondo animale).

Invece per quanto riguarda l’inquinamento delle acque, si stima che nei nostri oceani ci siano 5,25 trilioni di rifiuti plastici, che ovviamente non sono l’unico inquinante presente, ma quello più evidente all’occhio umano. Anche questo genera decessi tra esseri umani e animali.

Oggi vogliamo parlarvi delle industrie più inquinanti a livello atmosferico, poiché le emissioni di CO2 sono le uniche realmente tracciabili a livello statistico (anche se, dal nostro punto di vista, sono ottimistiche rispetto alla realtà).

Prima di tutto, diamo un’occhiata a questo grafico per comprendere l’evoluzione delle emissioni di CO2 a livello globale e capire quali sono i paesi più inquinanti al mondo:

Emissioni di CO2 su scala mondiale suddivise per paese e continenti

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Quali sono le industrie più inquinanti al mondo?

  • Energetica
  • Agraria
  • Tessile
  • Alimentare
  • Trasporti
  • Edilizia
  • Tecnologia

Industria energetica

L’industria energetica è tra le più inquinanti al mondo, anche a causa dalla nostra dipendenza dall’energia e dal carburante per le attività quotidiane, da piccole cose come caricare i nostri telefoni a cose grandi come i voli a lungo raggio. Abbiamo bisogno di energia anche per realizzare tutti i prodotti e gli oggetti che acquistiamo e usiamo quotidianamente.

L’uso di fonti rinnovabili è in crescita esponenziale, ma come possiamo notare dal grafico che segue (e che riguarda l’Italia) il consumo di energia pulita è ancora troppo basso:

Quota dei consumi di energie rinnovabili in Italia

Con l’aumento dei livelli della popolazione, avremmo bisogno di più energia. Basta guardare le statistiche sull’uso del petrolio: nel 2019 abbiamo consumato 99.7 milioni di barili di petrolio al giorno, 91 milioni nel 2020 (“grazie” al blocco causato dal COVID), con una previsione statistica di 104.1 milioni nel 2025. Mentre nel 2006 il consumo di petrolio era stato di 85 milioni al giorno.

Nel 2018 sono state versate circa 116 mila tonnellate di petrolio in mare. Sebbene si tratti di una cifra scioccante, è una delle cifre più basse da quando sono iniziate le registrazioni (nel 1970). Le fuoriuscite di petrolio danneggiano la vita marina, avvelenando pesci e uccelli, distruggendo l’isolamento degli animali da pelliccia e riducendo l’idrorepellenza degli uccelli.

Se invece parliamo di carbone, la Cina è di gran lunga il più grande produttore di emissioni avendo rilasciato oltre 7 milioni di tonnellate di anidride carbonica dalla sola combustione del carbone (2020). Gli Stati Uniti sono stati il più grande inquinatore di carbone al mondo fino al 1985, ma dal 2005 le loro emissioni stanno diminuendo.

Quando qualsiasi combustibile fossile viene bruciato (petrolio, carbone, gas), rilascia una quantità massiccia di CO2 nell’atmosfera, contribuendo al riscaldamento globale. Ma non è solo l’atmosfera a soffrire, anche gli oceani ne risentono.

Questo grafico mostra i continenti, le regioni e le nazioni con le maggiori emissioni annuali di CO2 da combustibili fossili:

Cosa puoi fare per ridurre il tuo impatto?

  • Utilizza energia rinnovabile, visto che oggi è sempre possibile sceglierla;
  • Acquista prodotti più sostenibili invece di plastica e derivati dal petrolio;
  • Firma petizioni e partecipa alle campagne sostenendo associazioni ambientaliste che si battono per le rinnovabili.

Industria agraria

Mangiare carne e latticini è solo una parte naturale della vita, giusto? Beh, più o meno. Gli allevamenti intensivi provocano così tanti danni all’ambiente e rientrano in questa categoria, insieme all’agricoltura tradizionale (vegetali, ecc).

L’agricoltura è tra le più inquinanti al mondo e rappresenta uno scioccante 13-18% delle emissioni totali di gas serra del mondo. La maggior parte delle emissioni agricole sono metano e protossido di azoto, che provengono principalmente dagli allevamenti di bovini.

Bruciare o tagliare alberi per fare spazio ad allevamenti o coltivazioni, è un’altra cosa molto grave. Distruggere foreste aumenta le emissioni di CO2; rimuovere alberi che normalmente assorbono e trasformano la CO2 non fa altro che ingigantire il problema.

Nel 2021 la deforestazione della foresta pluviale amazzonica ha attirato l’attenzione delle persone in tutto il mondo. Tra il 1° agosto 2020 e il 31 luglio 2021 è stata distrutta una superficie forestale di oltre 13 mila chilometri quadrati tra incendi naturali, dolosi e la “normale” deforestazione autorizzata. Questo rappresenta il peggior dato degli ultimi 15 anni, senza contare che parliamo di un’unica foresta, ma ce ne sono migliaia al mondo che ogni giorno perdono superficie (basti pensare al “famoso” olio di palma).

Cosa puoi fare per ridurre il tuo impatto?

  • Segui lo stile vegano o riduci al minimo il consumo di carne, scegli carne biologica, bianca e locale;
  • Acquista prodotti di carta o legno certificata FSC;
  • Firma petizioni e partecipa alle campagne sostenendo associazioni ambientaliste che si battono per preservare le foreste.

Industria tessile

Come possono tessuti e indumenti essere così dannosi per l’ambiente? Ebbene, quando si combinano le emissioni di CO2 dell’industria della moda e la massa di rifiuti che viene scaricata in tutto il mondo, è un gioco da ragazzi: a livello statistico la produzione di moda rappresenta attualmente circa il 10% delle emissioni di carbonio dell’intera umanità.

Settore tessile e emissioni di gas serra

L’industria tessile è tra le più inquinanti al mondo soprattutto perché la moda, e altri prodotti tessili, vengono creati soprattutto nei paesi asiatici, dove la maggior parte delle fabbriche funziona ancora a carbone e gas (e dove “le normali” regole atte a preservare l’ambiente semplicemente non esistono).

Nell’era degli e-commerce dobbiamo tenere conto anche delle spedizioni. Le emissioni annuali di gas serra dei servizi postali come FedEx, UPS e US Postal Service, sono più o meno equivalenti alle emissioni di 7 milioni di automobili (solo negli Stati Uniti, immaginate a livello mondiale).

Ok, le spedizioni avvengono per qualsiasi prodotto e non solo per la moda, ma i “resi” che riguardano questo settore hanno un impatto decisamente più alto rispetto a qualsiasi altro prodotto in commercio.

In termini di spreco, l’aumento della fast fashion ha portato a un aumento del turnover dei nostri vestiti. Tenere il passo con le tendenze della moda fa si che l’85% dei tessuti finisca in discarica ogni anno, e che solo una minima parte di questi venga riciclato.

Del problema tessile ne parliamo spessoe qui trovi un approfondimento.

Cosa puoi fare per ridurre il tuo impatto?

  • Fai durare più a lungo indumenti e tessili per la casa;
  • Acquista prodotti più sostenibili scaricando la guida alla moda sostenibile di Vesti la natura e seguendo i suoi semplici consigli;
  • Firma petizioni e partecipa alle campagne sostenendo associazioni ambientaliste che si battono contro la fast fashion.

Industria alimentare

La crescente fame nel mondo sta espandendo l’impronta di carbonio della vendita al dettaglio di generi alimentari. Ancora una volta, la popolazione umana in continua crescita ha portato l’aumento del consumo di cibo.

Vergognosamente, stiamo sprecando più cibo che mai: in Italia un +15% nel 2021 rispetto al 2020, con 31 kg di cibo sprecato per persona. Questo grafico mostra lo spreco di cibo su scala mondiale:

Infografica sullo spreco di cibo nel mondo

Carne bovina, agnello, pesce (soprattutto salmone), uova, maiale, cioccolato, caffè e derivati del latte (soprattutto formaggio e yogurt) sono i cibi che consumano più CO2 per arrivare sulla nostra tavola.

L’industria alimentare è quindi una delle industrie più inquinanti al mondo.

Un’altra delle caratteristiche più dannose dei generi alimentari sono i rifiuti prodotti per gli imballaggi. La plastica ad esempio, che pur aumentando la vita media di un prodotto resta un enorme problema ambientale: 150 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, di cui ben 570 mila nel mar Mediterraneo, mettendo in pericolo 134 specie tra pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini che sono vittime dell’ingestione o dell’aggrovigliamento causato da plastica di ogni genere.

Cosa puoi fare per ridurre il tuo impatto?

  • Riduci al minimo gli sprechi alimentari;
  • Acquista prodotti più sostenibili prendendo spunto dall’Eco Menù di GreenPeace;
  • Firma petizioni e partecipa alle campagne sostenendo associazioni ambientaliste che si battono contro lo spreco alimentare.

Industria dei trasporti

Non è un segreto che i trasporti siano un fattore chiave per i gas serra e che questa industria sia tra le più inquinanti al mondo. Le emissioni dei trasporti, principalmente stradali, ferroviarie, aeree e marittime, rappresentano una buona fetta elle emissioni globali di CO2.

L’industria dei trasporti può essere suddivisa in due diverse sezioni: merci commerciali e passeggeri. Il trasporto commerciale è responsabile di circa 40% delle emissioni totali dei trasporti, mentre il trasporto passeggeri è di circa 60%

Il mondo è diventato un posto più piccolo e spesso dipende dall’accessibilità e dalla disponibilità dei voli. Il numero di voli effettuati è aumentato del 40% dal 2010, ma questo rende gli aerei “cattivi”?

Anche se le emissioni di CO2 dei voli fanno venire le lacrime agli occhi, i viaggi aerei rappresentano una piccola parte delle emissioni del trasporto passeggeri. Ciò significa che i viaggi via terra sono la principale fonte di emissioni.

Sebbene gli aeroplani emettano molta più CO2 di un’automobile, la maggior parte delle persone possiede un’auto: in Italia circolano circa 37 milioni di automobili (1 auto ogni 1,65 abitanti).

Il grafico che segue mostra le emissioni globali di CO2 dei trasporti, suddivise per tipologia:

Grafico che mostra le emissioni di CO2 suddivise per tipologia di trasporto

Cosa puoi fare per ridurre il tuo impatto?

  • Limita i tuoi spostamenti in automobile, condividila, o usa i mezzi pubblici quando possibile;
  • La prossima volta acquista un’auto elettrica o ibrida;
  • Firma petizioni e partecipa alle campagne sostenendo associazioni ambientaliste che si battono contro l’industria dei trasporti.

Industria edile

Se vivi in città a volte è facile dimenticare che i lavori di costruzione non fanno parte della “vita naturale”. Ci siamo talmente abituati, eppure l’industria edile è tra le più inquinanti al mondo.

Stando ad alcune statistiche, questo settore contribuisce in modo massiccio a quasi tutti i tipi di inquinamento: il 23% dell’inquinamento atmosferico ed il 40% dell’inquinamento delle acque potabili. Per non parlare dell’inquinamento acustico.

Il modo principale in cui l’industria edile danneggia il nostro pianeta è il suo consumo di materie prime. In media, ogni anno vengono strappate dalla terra 400 milioni di tonnellate di materiali per questo settore.

La cosa più scioccante è che l’industria edile è responsabile di circa il 50% di tutta l’estrazione di risorse naturali nel mondo. Rappresenta 1/6 del consumo globale di acqua dolce, 1/4 del consumo di legno e 1/4 dei rifiuti globali.

Non solo danneggia la terra, ma danneggia anche la fauna selvatica: distruggendo gli habitat locali per fare spazio a nuove costruzioni, questa industria sta sconvolgendo la vita di innumerevoli animali quasi alla pari dell’industria agricola.

Cosa puoi fare per ridurre il tuo impatto?

  • Riduci al minimo il consumo energetico della tua abitazione;
  • Rendi la tua casa più ecologica ed efficiente dal punto di vista energetico nel momento in cui dovrai rinnovarla;
  • Firma petizioni e partecipa alle campagne sostenendo associazioni ambientaliste che si battono contro lo spreco di risorse dell’industria edile.

Industria tecnologica

L’industria più ambigua: da un lato la tecnologia ha rivoluzionato le energie rinnovabili. Dall’altro la tecnologia è diventata parte indispensabile della nostra vita quotidiana: telefoni, trasporti, lavoro, intrattenimento. La tecnologia ha preso il sopravvento, ma ciò che sottovalutiamo è il suo costo ambientale.

Un decennio fa ci è stato detto che avremmo potuto salvare il mondo semplicemente staccando la spina della TV per far spegnere quel piccolo led rosso sempre accesso, o tenendo le luci di casa spente il più a lungo possibile.

Dieci anni dopo, a causa dell’enorme quantità di tecnologia di cui disponiamo, dobbiamo fare molto di più per “salvare il mondo”. Soprattutto, dobbiamo utilizzare fonti di energia più pulite, altrimenti le cose potrebbero peggiorare rapidamente.

La domanda tecnologica globale di dispositivi connessi a internet, streaming, e-mail, telecamere di sorveglianza e smart TV aumenta del 20% all’anno:

Statistic: Net electricity consumption worldwide in select years from 1980 to 2019 (in terawatt-hours) | Statista

Come si prospetta il futuro? L’industria tecnologica è già una delle industrie più inquinanti al mondo e potrebbe superare l’aviazione e la navigazione riguardo le emissioni di CO2. La tecnologia si sta sviluppando a un ritmo allarmante e ne siamo tutti così irrimediabilmente dipendenti.

Nonostante questa crescita del consumo di carbonio (e della dipendenza dalla tecnologia), la tecnologia sta anche facendo molto per aiutare a salvare l’ambiente, contribuendo a trasporti più ecologici, opzioni di stile di vita sostenibili e dispositivi a risparmio energetico.

Cosa puoi fare per ridurre il tuo impatto?

  • Riduci al minimo il consumo energetico dei tuoi dispositivi tecnologici;
  • Acquista prodotti più sostenibili prediligendo quelli che consumano meno energia;
  • Firma petizioni e partecipa alle campagne sostenendo associazioni ambientaliste che si battono contro lo spreco di risorse dell’industria tecnologica.

C’è speranza per il futuro?

A volte è facile sentirsi sconfitti dallo stato attuale delle cose, ci sentiamo piccoli e impotenti, ma non lo siamo affatto. Abbiamo il controllo della nostra vita, delle nostre azioni, e ciò vuol dire che possiamo fare molto per aiutare il pianeta.

Quali paesi hanno fissato un obiettivo di emissioni zero?

Sebbene le attuali politiche climatiche siano ben al di sotto di quanto necessario per mantenere le temperature al di sotto dei 2° richiesti, molti paesi hanno fissato obiettivi ambiziosi per raggiungere l’azzeramento delle loro emissioni.

Questa mappa interattiva mostra lo stato degli obiettivi di emissioni nette zero in tutto il mondo. Ciò si basa sugli ultimi dati della Net Zero Scorecard – l’Unità di Intelligence per l’Energia e il Clima:

L’anno target per raggiungere lo zero netto varia in base al Paese e puoi vederlo passando il mouse sopra ad ogni paese.

Tieni presente che i criteri di inclusione possono variare da paese a paese. Ad esempio, alcuni paesi possono includere l’aviazione internazionale o la navigazione nel loro impegno a Net Zero, mentre altri no. Alcuni potrebbero consentire compensazioni di carbonio, mentre altri no.

Seguiremo con attenzione l’evoluzione di questi paesi, sperando che gli obiettivi vengano raggiunti quanto prima.

FINE

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