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Cambiamenti Climatici: Cause e Conseguenze in Sintesi

Autore

Cristian Perinelli

Consulente marketing per Micro-imprese e Startup

Esperto in analisi dei dati, Campagne pubblicitarie Meta e Google, Posizionamento nei Motori di Ricerca e Sviluppo Siti Web

Indice

Cosa sono i cambiamenti climatici?

Per cambiamenti climatici si intende un cambiamento significativo sia delle temperature medie, che del clima in generale. Possiamo definire i cambiamenti climatici come un’alterazione del tempo globale, oppure relativo a una certa regione, nazione, o continente.

Tali variazioni possono registrate in 2 diverse scale:

  • La scala spaziale: racchiude i cambiamenti a livello continentale, regionale, emisferico e globale.
  • La scala temporale: si occupa di osservare i cambiamenti nell’arco decennale, secolare e di milioni di anni.

I dati climatici su cui entrambe le scale si basano sono:

  • Temperature
  • Precipitazioni
  • Distribuzione della specie vegetale
  • Distribuzione delle specie animali

La maggior parte dei parametri osservabili che portano al cambiamento climatico sono in continua evoluzione (criteri interni ed esterni al pianeta); ciò porta a un’assenza di staticità del clima, che è in continua evoluzione e alla ricerca di un equilibrio.

Generalmente, quando si studiano i cambiamenti climatici si fa riferimento a due fasi:

  • L’individuazione, relativa alle varie analisi statistiche di tutti gli eventi storici sui dati meteorologici;
  • L’attribuzione, in riferimento alle cause che hanno scatenato i cambiamenti climatici.

Il clima del pianeta è in continuo cambiamento, nel corso dei millenni le ere glaciali alternate a periodi decisamente più caldi (come quello che stiamo vivendo) hanno causato l’estinzione di moltissimi esseri viventi.

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Quando sono iniziati i cambiamenti climatici?

L’evento più importante che segnò l’inizio dei cambiamenti climatici fu la Glaciazione del Pleistocene, datata tra 2,58 milioni di anni fa e 11.700 anni fa, in cui le terre dell’emisfero settentrionale furono completamente ricoperte di ghiacciai.

I primi segnali scientifici riguardanti i cambiamenti climatici si registrarono a partire dagli anni ’40, soprattutto in zone come Australia, Africa e Sud Est Asiatico. Nel corso degli anni ’60 si verificarono i primi effetti dei cambiamenti climatici anche nell’area dei tropici.

Alcuni studi svolti da ricercatori britannici e australiani si sono soffermati su eventi passati, cercando di valutare l’andamento delle temperature e altri dati.

Nonostante i risultati evidenziati in tali studi, nella storia dell’uomo le prime problematiche relative ai cambiamenti climatici si sono verificate nel periodo dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo, un periodo denominato Piccola Era Glaciale che causò una repentina diminuzione delle temperature.

Infatti, tale era fu l’inizio di una serie di eventi che comportarono vari cambiamenti e che si protrassero per più di un quarto di secolo.

Prima della fine della Piccola Era Glaciale la Terra continuò a subire ulteriori cambiamenti causati dall’eruzione del Monte Tambora, la quale generò il cosiddetto Anno senza Estate, seguito poi da una serie di gravi carestie.

Differenza tra cambiamenti climatici e riscaldamento globale

Molto spesso tendiamo a confondere i “cambiamenti climatici” ed il “riscaldamento globale”, ma qual è la differenza tra cambiamenti climatici e riscaldamento globale?

  • I cambiamenti climatici fanno riferimento a tutti gli effetti dovuti al cambiamento del clima terrestre;
  • Il riscaldamento globale fa riferimento al solo aumento della temperatura media sulla Terra.
Infografica temperatura media globale: cosa cambia se aumenta?
Fonte dell’immagine https://www.ipcc.ch/reports/

Le cause dei cambiamenti climatici

Fino al secolo scorso, la causa scatenante dei cambiamenti climatici risultava essere del tutto naturale (come parte del ciclo terrestre), ma da circa 150 anni a questa parte una delle principali cause è diventato l’uomo, che con l’avanzare della tecnologia ha fatto sempre più uso di combustibili fossili, portando a una significativa alterazione dei microclimi delle varie nazioni e scatenando il cosiddetto effetto serra.

Le cause che hanno apportato tali cambiamenti climatici nel corso dei secoli erano dovute alla variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre, le correnti oceaniche, le attività solari, eruzioni o eventi catastrofici come l’essere colpiti da un meteorite gigante, ma tutto ciò sembra non essere paragonabile alla velocità degli eventi del ventesimo e ventunesimo secolo.

Infatti, oggi la causa principale che influenza i cambiamenti climatici è attribuita proprio alla specie umana e alle sue attività: il pianeta continua a surriscaldarsi in maniera più repentina rispetto alle precedenti epoche.

É la scienza ad affermare che l’attuale riscaldamento globale è causato principalmente dall’uomo, dalle enormi quantità di gas serra immesse nell’atmosfera e dalle cosiddette “attività antropiche”, nella maggior parte dei casi collegate all’utilizzo di combustibili fossili: poiché liberano nell’atmosfera enormi quantità di gas serra, sono tra i principali responsabili del surriscaldamento globale denominato Global Warming.

Secondo la IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), i cambiamenti climatici sono così evidenti che in questi ultimi 70 anni hanno portato al verificarsi di eventi con pochi precedenti:

  • Scioglimento dei ghiacciai
  • Innalzamento delle acque
  • Riscaldamento dell’atmosfera

Con ovvie conseguenze che si sono riversate interamente sulla società che, oltre ad affrontare tali problematiche, dovrà affrontare problemi dal punto di vista politico ed economico, nonché la temuta migrazione climatica.

I cambiamenti climatici costituiscono quindi uno dei principali problemi da affrontare dal punto di vista ambientale.

Grafico Co2 dal 1960 al 2020

Una delle cause che ha generato tali problemi è la grande quantità di gas a effetto serra immessa nell’atmosfera: la rivoluzione industriale; i mezzi di trasporto; la deforestazione; lo sviluppo e l’uso di sostanze chimiche; gli allevamenti intensivi e l’agricoltura intensiva.

La concentrazione di gas serra è passata dai 280 ppm nel 1840 ai 421 ppm di maggio 2022.

Dall’epoca industriale l’uomo ha esercitato una notevole influenza sul clima, soprattutto con attività legate alla combustione necessaria per produrre energia, sia per attività legate alla nostra alimentazione, che per la produzione degli oggetti di cui tutti facciamo uso.

Causando così un aumento dell’effetto serra naturale e portando al fenomeno chiamato riscaldamento climatico globale.

Riassunto delle principali cause dei cambiamenti climatici:

  • I gas serra: nell’atmosfera sono presenti alcuni gas che hanno lo scopo di intrappolare il calore e impedire il suo ritorno nello spazio. Tra i principali: anidride carbonica, ossido di azoto, metano e gas fluorurati. Il gas che causa maggiormente i cambiamenti climatici e il conseguente riscaldamento del pianeta è la CO2, responsabile del 65%; mentre gli altri gas si diffondono in maniera minore, ma comparandoli all’anidride carbonica tendono a intrappolare maggiormente il calore.
  • Deforestazione: gli alberi hanno lo scopo di regolare il clima e assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera; con la deforestazione il clima non viene più regolato e l’anidride carbonica che si trova all’interno del legno viene liberata alimentando l’effetto serra.
  • Allevamenti intensivi: il processo di digestione degli animali, in particolar modo dei bovini e ovini, alimentano ancora di più l’effetto serra, poiché vanno a produrre enormi quantità di metano.
  • Agricoltura intensiva: fertilizzanti, pesticidi, erbicidi e altre sostanze chimiche generano enormi quantità di ossido di azoto;
  • Gas fluorurati: rispetto all’anidride carbonica, questi gas causano un enorme effetto serra; sono 23000 volte più potenti rispetto alla co2 e vengono utilizzati soprattutto per refrigerare (frigoriferi, condizionatori, pompe di calore, etc).

I cambiamenti climatici sono causati dall’uomo?

Uno studio scientifico effettuato con l’ausilio di satelliti che ruotano nell’orbita terreste, afferma che esiste solo una piccola possibilità che i cambiamenti climatici siano scatenati da altri fattori naturali e non dall’uomo.

I dati di questi studi sono quindi contraddittori rispetto alle affermazioni dell’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – e di altri negazionisti – che continuano ad affermare che i cambiamenti climatici causati dall’uomo siano una falsa messa in atto da ambientalisti e aziende che “vogliono arricchirsi sfruttando la paura delle persone“.

Nel rapporto si legge: la temperatura media annuale negli Stati Uniti è aumentata di 0,7°C per il periodo 1986–2016 rispetto al 1901–1960, e di 1,0°C sulla base di una regressione lineare per il periodo 1895– 2016

La preoccupazione più grande è di aver già superato il “punto di non ritorno”: anche se dovessimo fermare le emissioni dei gas serra le temperature continuerebbero a salire.

L’inquinamento ambientale influenza i cambiamenti climatici?

Nel corso della storia del pianeta si sono susseguiti eventi naturali che hanno causato problemi di inquinamento atmosferico, basti pensare alle eruzioni vulcaniche. Chiaramente, questi eventi sono stati così rari da non essere paragonabili all’utilizzo di combustibili fossili come carbone, gas e petrolio.

In che modo l’inquinamento influenza i cambiamenti climatici?

A livello della troposfera, gas come l’anidride carbonica sono aumentati a dismisura, mentre nella stratosfera, l’ozono è diminuito significativamente.

Questa variazione atmosferica sta causando seri problemi a flora e fauna, nonché il verificarsi di fenomeni come l’effetto serra e le piogge acide.

Nota: nel momento in cui l’atmosfera si arricchisce di anidride carbonica, le radiazioni vengono assorbite e causano un aumento delle temperature dell’aria; nel caso contrario invece, se l’atmosfera è ricca di gas serra, il vapore acqueo, metano, ozono e anidride carbonica si disperderebbero nello spazio, causando ulteriori mutamenti climatici.

Riguardo le piogge acide, queste si verificano per via della combustione di carbone e idrocarburi che, ricadendo sulla superficie terrestre, causano problemi alla vegetazione, agli animali e ovviamente a noi esseri umani:

Le conseguenze dei cambiamenti climatici

Da oltre 50 anni si parla delle conseguenze dei cambiamenti climatici e di come affrontarle.

Una delle principali conseguenze dei cambiamenti climatici, o almeno una di quelle che fa più paura alla specie umana, è l’impatto sul ciclo dell’acqua e la scarsa disponibilità di risorse idriche, la quale potrebbe mettere in ginocchio l’intero sistema agricolo e di conseguenza la possibilità di alimentarsi.

I cambiamenti climatici causano migliaia di vittime ogni anno: temperature elevate, scarsità d’acqua e di cibo, eventi naturali catastrofici, sono alcune delle cause.

Tra i settori più colpiti dai cambiamenti climatici ci sono l’agricoltura, l’industria zootecnica, la produzione di energia, la silvicultura e il settore turistico.

Ma la prova più dura è senz’altro quella che stanno affrontando tutti gli ecosistemi del nostro pianeta: foreste, oceani, laghi, dove gli animali presenti non sono riescono ad adattarsi in habitat dove il clima muta così rapidamente.

Le temperature sono sempre più alte e per questo gli scienziati affermano che non c’è una soluzione “facile” e che bisogna aspettarsi delle vere e proprie catastrofi.

Riassunto delle principali conseguenze dei cambiamenti climatici:

  • Riscaldamento globale: secondo la WMO il 2021 è stato uno dei 7 anni più caldi mai registrati. Grazie ad un recente studio, si è potuto analizzare come sono aumentati i rischi di ipertermia negli ultimi anni e anche se riuscissimo a ridurre la concentrazione dei gas serra entro il 2100, la popolazione si troverebbe comunque in pericolo.
  • Acidificazione degli oceani: buona parte dell’emissione di anidride carbonica finisce all’interno degli oceani, fino a causa alterazione del PH: a partire dell’era preindustriale, si è verificato un cospicuo aumento dell’acidità degli oceani di circa il 26%, e ha causato la morte di molti animali marini. Le barriere coralline si stanno estinguendo e non solo: anche i plancton e molluschi e l’intera catena alimentare sono a rischio di estinzione.
  • Innalzamento delle acque: con lo scioglimento dei ghiacciai l’aumento delle temperature ai poli della terra si fa sentire ancora di più, ma il vero problema è l’aumento del livello delle acque. In Italia le zone più a rischio sono considerate Venezia e Trieste.
  • Estinzione degli animali: con lo scioglimento dei ghiacciai gli animali a rischio di estinzione sono soprattutto gli orsi polari e i pinguini. Da alcune stime, entro il 2050 spariranno circa i due terzi di tutte le specie animali. Ma oltre a questo, la cosa più grave è la diminuzione dei soggetti che formano ogni tipologia di specie: il numero delle specie è quasi dimezzato.
  • Desertificazione: un’altra conseguenza molto preoccupante è la siccità causata dalle scarse precipitazioni; anche l’Italia dovrà affrontare la desertificazione, che può causare la mancanza di produttività delle terre.
  • Fenomeni naturali (tempeste, uragani, eruzioni): i cambiamenti climatici porteranno un aumento dei fenomeni atmosferici/naturali sempre più gravi sia per quanto riguarda l’intensità, ma anche per la frequenza.
  • Diminuzione delle risorse idriche: questi eventi climatici hanno portato a una diminuzione di acqua dolce, una delle conseguenze di gran lunga sottovalutata. Infatti, dal 1948 al 2004 si è verificato un calo di circa 1/3 dei fiumi presenti in tutto il mondo. Continuando così nel 2030 avremo circa il 40% di acqua dolce in meno sul pianeta.
  • Aumento delle epidemie: con l’aumento delle temperature si è verificato un aumento delle malattie come la malaria, colera e febbre dengue; batteri e virus hanno trovato un clima favorevole a cui adattarsi.
  • Danni all’economia: tutti questi fenomeni meteorologici hanno causato gravi danni anche all’economia e tra i paesi più colpiti c’è proprio l’Italia.
  • Aumento delle migrazioni di massa: come gli animali obbligati a migrare, anche le persone sono costrette a spostarsi a causa di eventi disastrosi e mancanza di risorse.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici portano a un’altro drammatico evento, quello che viene definito “debito ecologico”, o Earth Overshoot Day: il giorno in cui finiamo le risorse terrestri e iniziamo a consumare le nostre scorte di magazzino:

Earth Overshoot Day dal 1970 al 2021

Impatto dei cambiamenti climatici sugli animali

Gli eventi più gravi scaturiti dai cambiamenti climatici, come l’aumento delle temperature e l’innalzamento delle acque, si riflettono soprattutto sugli animali: secondo le stime dell’IPBES a causa dei comportamenti dell’uomo, buona parte di tutti gli animali presenti sulla terra sono a rischio estinzione.

Da diversi anni alcune specie si sono estinte e altre stanno mutando, le più forti o fortunate si adattano. Alcuni esempi sono rappresentati dagli orsi polari in cerca di nuovi territori; mentre alcuni uccelli non depongono più le uova in un certo periodo dell’anno.

Quali sono le conseguenze dei cambiamenti climatici sugli animali?

Gli animali affrontano il problema dei cambiamenti climatici in 3 modi:

  1. Si adattano
  2. Si spostano
  3. Si estinguono

Sono molte le specie animali che si sono spostate verso ambienti favorevoli, adattandosi in base alle condizioni climatiche. Ad esempio, volpi e cervi si adattano a vari tipi di ambienti diversi e resistono ai cambiamenti climatici.

Per altre specie non è semplice spostarsi, sia perché non riescono a farlo nel tempo necessario, sia perché non ci sono delle zone disponibili per ospitarli. Un esempio è il Pica Americano, un piccolo animale molto simile al coniglio che nonostante in passato si sia già spostato, oggi non può più farlo.

Un altro esempio sono i coralli che vivono nell’Oceano Pacifico, i quali stanno risentendo molto dei cambiamenti climatici: quando l’acqua è più calda eliminano delle piccole alghe (zooxantelle) necessarie per il loro nutrimento e di conseguenza muoiono.

Purtroppo, nonostante numerosi studi, non è semplice dire quali sono gli animali che subiscono maggiori conseguenze negative quando si parla di cambiamenti climatici.

Una delle specie che si adatta meglio al cambiamento climatico sono gli scarafaggi: sono forti, si riproducono velocemente e si nutrono di tutto; anche altre specie come ratti e piccioni non sono da meno quando si parla di sopravvivenza.

L’estinzione di una specie è triste, ma dobbiamo immaginare che un alto numero di specie estinte (animali e vegetali) può causare una diminuzione della biodiversità e far saltare dei tasselli chiave nella catena alimentare.

Il negazionismo climatico

Il negazionismo climatico è rivolto soprattutto nei confronti dei cambiamenti climatici indotti dall’inquinamento ambientale causato dall’uomo, ed è molto pericoloso per la civiltà umana, soprattutto quando viene promosso dai piani alti dei governi.

Nonostante siano stati fatti numerosi studi, conferenze, accordi globali, c’è ancora chi non crede che i cambiamenti climatici siano legati all’attività dell’uomo, chi sostiene che sia pura invenzione, chi invece sostiene che non si tratta di un fenomeno imminente e altri che non sia pericoloso.

A tal proposito, scienziati, psicologi e neuro economisti sono andati a fondo per capire i motivi di tale negazionismo. Dai molti interrogativi sono emerse diverse motivazioni che spingono le persone a non credere nei cambiamenti climatici:

  • Trappola cognitiva: per poter attivare il cervello finché uno stimolo sia percepito come negativo questo deve costituire un vero e proprio pericolo imminente.
  • Distanza psicologica: molti pensano che i cambiamenti climatici siano lontani nel tempo e nello spazio e questa distanza psicologica li induce a non credere che le previsioni siano dannose, utilizzando come meccanismo di difesa quel termine che in psicologia viene definito RIMOZIONE.
  • Eventi del passato: cercano di considerare i rischi a cui andranno incontro valutando gli eventi accaduti nel passato, lo fanno utilizzando delle particolari scorciatoie di pensiero.
  • Sicurezza del gruppo: c’è chi sostiene che decidendo insieme al gruppo di appartenenza, si modifica la percezione del rischio. Stando in gruppo ci si sente più sicuri, anche nel prendere decisioni.
  • Stili di vita differenti: coloro che non credono nei cambiamenti climatici non sanno che i loro stili di vita possono essere dannosi per il clima e che influenzando gli altri la situazione potrebbe rivelarsi ancora più negativa.

Come mitigare i cambiamenti climatici?

Dopo avere valutato e individuato le principali cause e conseguenze, è opportuno trovare un modo per mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici.

I problemi da risolvere sono due:

  1. Ridurre la quantità di emissione di anidride carbonica riducendo l’uso di combustibili fossili;
  2. Fermare le pratiche di deforestazione del pianeta.
Emissioni di Co2 per paese dal 1843 al 2020
Fonte Our World Data

Molti attivisti sono all’opera da decenni per cercare di mitigare il problema dei cambiamenti climatici, tra questi spiccano per impegno associazioni come GreenPeace, ma anche singoli attivisti come Greta Thunberg.

Cosa possiamo fare noi singoli individui

Grazie agli accordi ottenuti dall’ONU con l’Agenda 2030, è emerso che per affrontare e mitigare i cambiamenti climatici è necessario attuare delle azioni fondamentali per limitare le emissioni di gas serra e ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici del 45% nei prossimi anni:

  • Correggere le nostre abitudini alimentari: l’alimentazione è uno dei principali fattori dell’emissione dei gas serra e risulta avere un impatto superiore rispetto a trasporti e abitazioni. Per far si che l’alimentazione vada ad impattare in modo positivo sul clima, bisogna prediligere frutta e verdura di stagione e possibilmente biologica;
  • Limitare uso e consumo della carne: le proteine di cui abbiamo bisogno sono presenti all’interno della carne ma anche nei legumi, semi, frutta a guscio. Possiamo quindi ridurre il consumo di carne e mangiare più cibi vegetali;
  • Ridurre la deforestazione: dobbiamo acquistare prodotti provenienti da foreste gestite in modo responsabile, come quelli con il marchio FSC o PEFC;
  • Salvare gli oceani: ognuno di noi dovrebbe cercare di acquistare prodotti che non contengano elementi chimici al loro interno; ridurre l’uso di detersivi, prediligendo quelli ecologici; ridurre al minimo l’uso delle lavatrici;
  • Utilizzare energia pulita: l’uso di fonti rinnovabili può ridurre notevolmente le emissioni;
  • Limitare il consumo di energia: nella maggior parte degli elettrodomestici, è presente un’etichetta che indica il consumo di energia. Per limitare il consumo bisognerebbe acquistare elettrodomestici classificati B o ancor meglio A;
  • Migliorare la raccolta differenziata: prediligere prodotti che contengono poco packaging, magari sostenibile, o quantomeno riciclabile; scegliere ricariche ecocompatibili per i detergenti e detervisi solidi;
  • Usufruire dei mezzi di trasporti meno inquinanti: rispetto alle automobili, mezzi pubblici e veicoli elettrici risultano essere il modo migliore per evitare grandi emissioni di gas ed effetto serra. Nonostante ciò, per evitare del tutto queste emissioni bisognerebbe muoversi in bicicletta o meglio a piedi;
  • Modificare le nostre priorità durante lo shopping: pensare costantemente al principio delle 4 R: Ridurre, Riutilizzare, Riparare, Riciclare;
  • Essere più responsabili: in tutto e per tutto, avere sempre un occhio di riguardo verso l’ambiente.

Le azioni da intraprendere a livello politico

Evitare e contrastare i cambiamenti climatici è una priorità per ogni essere umano.

Le misure prese dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno stabilito che la temperatura terrestre non deve superare i 2 ºC (agenda 2030, accordo di Parigi).

Entro il 2050 le emissioni dei gas serra dovrebbero ridursi del 50% rispetto agli anni passati.

L’Unione Europea incentiva l’uso di energie rinnovabili come la solare, l’eolica e l’idroelettrica con lo scopo di ottimizzare l’efficenza energetica.

Tra le attività più importanti su cui la scienza sta lavorando:

  1. Catturare la Co2 per mantenerla sotto terra oppure trasformarla;
  2. Aumentare le aree forestali per consentire un maggior assorbimento di co2;
  3. Modificare quelli che sono i metodi di coltivazione della terra.

Sono tante le azioni che potremmo intraprendere, alcune semplici, altre forse più complesse e spesso lontane dalla nostra cultura.

FINE

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