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Allevamenti Intensivi, Animali come “Macchine da Riproduzione”

Autore

Cristian Perinelli

Consulente marketing per Micro-imprese e Startup

Esperto in analisi dei dati, Campagne pubblicitarie Meta e Google, Posizionamento nei Motori di Ricerca e Sviluppo Siti Web

Indice

Vogliamo dire la nostra riguardo questo argomento parlandovi di ciò che accade negli allevamenti intensivi, sperando di far luce sulla realtà dei fatti e sensibilizzare sull’argomento quante più persone possibili.

Attenzione: Questo Articolo Contiene Immagini Forti

Vi siete mai chiesti cosa sono gli allevamenti intensivi? cosa accade li dentro e perché non possiamo farne a meno?

Leggendo questo articolo avrete la risposta a tutte queste domande e anche qualcosa in più, ma partiamo dal principio.

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Cosa sono gli allevamenti intensivi?

Gli allevamenti intensivi sono allevamenti di animali stipati in fittizzi capannoni, spesso in condizioni igieniche penose e senza mai vedere la luce del sole.

Gli animali vivono confinati in casse di gestazione, gabbie con filo spinato, terreni sterili o altri sistemi di confinamento estremamente crudeli.

Questa intensificazione e meccanizzazione viene applicata in tutti gli allevamenti intensivi del mondo, coinvolgendo miliardi di animali come mucche, pecore, maiali, polli, tenuti al chiuso in quelle che sono definite “le fattorie industriali”, meglio note come allevamenti intensivi.

Gli allevamenti intensivi non corrispondono affatto a quelli pubblicizzati dalle grandi multinazionali con “animali felici” che girano liberamente ​​alla luce del sole in rigogliosi campi verdi: siamo lontani anni luce dalle immagini pubblicitarie.

Come spiega l’organizzazione senza fini di lucro PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), “Questi animali non potranno mai crescere le loro famiglie, rotolarsi sull’erba, costruire nidi o fare tutto ciò che è naturale e importante per loro, la maggior parte non sentirà nemmeno il sole sulla loro pelle, non respirerà aria fresca fino al giorno in cui saranno caricati su camion destinati al macello”

Gli allevamenti intensivi sono progettati per garantire il massimo rendimento possibile al minor costo, operano senza riguardo per la salute pubblica, l’ambiente, la sicurezza alimentare, le economie rurali, la salute degli animali e delle comunità circostanti.

Quali animali vivono negli allevamenti intensivi?

  • Polli
  • Bovini
  • Ovini/caprini
  • Equini
  • Conigli
  • Ermellini
  • Scoiattoli
  • Agnellini
  • Cani
  • Gatti
  • Anatre
  • Oche
  • Visoni
  • Volpi
  • Procioni

Sono tante le specie animali coinvolte e la maggior parte di queste sono destinate al macello per l’industria della carne, altri vengono sfuttati per prodotti caseari (latte, formaggi ecc), ma anche per le uova.

I “sottoprodotti” come pelle e lana sono invece destinati all’industria tessile.

Quelle elencate sono le più ricorrenti ma non tutte le specie allevate in modo intensivo, ne esistono molte di più: allevamenti di coccodrilli, serpenti e ultimamente anche di insetti come ragni e cavallette.

Cosa accade negli allevamenti intensivi?

Negli allevamenti intensivi gli animali vengono “manipolati” pompando i loro geni con antibiotici, ormoni e altre sostanze chimiche. Nell’industria alimentare gli animali non sono considerati animali, bensì delle semplici macchine per la produzione di alimenti e altre risorse destinate a noi esseri umani.

Piccole gabbie con barre di metallo, odore di ammoniaca, illuminazione artificiale o addirittura senza illuminazione, questi animali subiscono orribili mutilazioni: becchi che bruciano, attracco della coda, taglio delle orecchie e castrazione a vivo.

L’unica parola d’ordine degli allevamenti intensivi è “alta produttività”. Gli standard minimi, quelli più “umani” che vengono proposti dalle associazioni animaliste, sono continuamente ostacolati dalle potenti multinazionali.

A partire dagli anni ’70, la produzione globale di carne è triplicata: oggi oltre 60 miliardi di animali sono utilizzati per la produzione di carne, uova o latte e, se le tendenze attuali permangono, la popolazione mondiale di bestiame potrebbe superare i 100 miliardi entro il 2050 – un numero superiore di oltre 10 volte la popolazione umana.

Allevamenti intensivi in Italia

Sicuramente gli allevamenti intensivi americani detengono il primato come i più grandi al mondo, ma chi pensa che gli allevamenti intensivi in Italia siano pochi si sbaglia di grosso.

Satistiche capi di bestiame in Italia
ISTAT Giugno 2018

L’Italia non è il primo paese per produzione di carne, uova, latte ecc, ma la stima di bestiame effettuata dall’ISTAT è comunque notevole, soprattutto considerando la piccola superficie del nostro paese:

  • 6 MILIONI DI BOVINI
  • 7 MILIONI DI OVINI
  • 1 MILIONE DI CAPRINI
  • 8 MILIONI DI SUINI
  • 40 MILIONI DI POLLAME

Questi sono dati davvero preoccupanti e tendono ad aumentare di anno in anno per soddisfare i nostri bisogni alimentari.

I tradizionali sistemi su piccola scala basati sulla “famiglia”, continuano a svolgere un ruolo cruciale solo quando applicati nei paesi in via di sviluppo.

Infatti, la produzione di carne su piccola scala (le classiche fattorie), continuerà ad offrire opportunità di reddito fintanto che esisterà la povertà rurale.

Oltre ai numeri valutiamo anche l’aspetto economico/sociale: l’aumento di allevamenti intensivi in Italia equivale alla chiusura di migliaia di piccole fattorie, quelle che mantengono la propria famiglia grazie al commercio di bestiame e che oggi vengono costantemente assorbite dalla grandi multinazionali.

L’ascesa degli allevamenti intensivi non è certo un caso, questo è il risultato di una politica pubblica concepita a beneficio dei grandi e a discapito dei piccoli impresari, ma qui entra in gioco la politica e questo non è un argomento di nostra competenza.

Come ridurre gli allevamenti intensivi?

L’unica strada percorribile per ridurre il numero di allevamenti intensivi è quella di seguire uno stile di vita per quanto possibile “vegetariano o vegano”.

Se proprio non possiamo farne a meno, ridurne l’uso è comunque un dovere: mangiarla non più di una o due volte alla settimana sarebbe di per se un gran contributo.

La soluzione ideale è evitare di comprarla al supermercato. Acquistare carne biologica è un’ottima scelta, come acquistarla da piccoli produttori locali. Evitare i fast food è un’altra scelta responsabile.

Abbiamo il potere di sconfiggere gli allevamenti intensivi, poiché nessuno vieta di mangiare carne ma limitarne l’uso farebbe la differenza.

Evitare gli sprechi è altrettanto importante: tra quello che buttiamo in casa e quello che buttano le aziende produttrici potremmo risparmiare molte vite, oltre a preservare l’ambiente che ci ospita.

Impatto ambientale degli allevamenti intensivi

Le conseguenze degli allevamenti intensivi sul pianeta sono devastanti: gli animali producono enormi quantità di letame e si stima che bestiame e pollame delle sole aziende agricole americane abbiano prodotto escrementi pari a 13 volte in più rispetto ai 330 milioni di abitanti che vivono negli Stati Uniti.

I rifiuti domestici prodotti nella maggior parte delle comunità mondiali sono trattati in sistemi fognari municipali e almeno “teoricamente” vengono purificati dai depuratori prima di essere scaricati nelle acque.

Le grandi quantità di letame sono un enorme danno ambientale, inquinano l’aria e le falde acquifere.

Basti pensare che i gas serra emessi sono una delle cause principali del buco dell’ozono e che lo stesso letame contiene tantissime sostanze chimiche, le stesse sostanze che vengono date agli animali.

Il letame degli allevamenti intensivi viene solitamente immagazzinato e infine utilizzato nei campi agricoli come fertilizzante senza alcun trattamento specifico, portando ad un ulteriore problema: quei campi vengono usati per l’agricoltura, ciò vuol dire che assimiliano sostanze nocive anche mangiando verdura.

Sicurezza Alimentare a Rischio a Causa degli Allevamenti Intensivi

Gli allevamenti intensivi creano alti rischi per la salute umana, poiché sovraffollati e stressanti per gli animali facilitano la diffusione di malattie.

I batteri possono proliferare facilmente sulla loro pelle e di conseguenza entrare nelle macellerie: la contaminazione di un solo animale può contaminare migliaia di chili di carne all’interno di un macello.

Nel 2010 le condizioni affollate e insalubri di due compagnie internazionali produttrici di uova hanno causato un richiamo per oltre mezzo miliardo di uova contaminate dalla Salmonella. Qualcuno ricorderà bene anche l’aviaria, o la mucca pazza, pandemie riscontrate anche in Italia.

Allevamenti Intensivi e Antibiotici

Farmaci negli allevamenti intensivi

Tutti gli allevamenti intensivi somministrano regolarmente bassi livelli di antibiotici anche quando gli animali non sono malati. Questa pratica sta rendendo i batteri sempre più forti e resistenti agli antibiotici.

L’uso non terapeutico di antibiotici riduce l’efficacia degli antibiotici anche su di noi: si chiama antibioticoresistenza, ed è un fenomeno di studio attuale tra gli scienziati.

Arriverà il giorno in cui gli antibiotici non faranno più effetto su di noi e crediamo che sarà un bel problema da affrontare.

L’uso incontrollato di antibiotici all’interno degli allevamenti intensivi è la causa principale di questo fenomeno: mangiando cibi di origine animale assimiliamo ciò che loro hanno ingerito.

Allevamenti biologici vs allevamenti intensivi

Gli allevamenti biologici crescono di numero ogni anno, ed è sicuramente una nota positiva: maggiori saranno gli allevamenti biologici, minori saranno gli allevamenti intensivi.

Lo scopo di questi allevamenti è il medesimo: sfruttare animali per prelevarne risorse primarie come carne, uova, latte, pelle. Eppure la differenza tra un allevamento intensivo e un allevamento biologico è notevole, il benessere degli animali è uno standard e questo è un grandissimo vantaggio sia per loro che per noi.

Animali che vivono serenamente liberi al pascolo ed entrano nelle stalle solo quando necessario. Non vengono imbottiti di antibiotici, ormoni, aminoacidi sintetici, non soffrono di stress e si ammalano raramente.

Negli allevamenti biologici gli animali mangiano cibo biologico non OGM: secondo gli standard della certificazione biologica il 60% del cibo dato al bestiame deve essere prodotto dall’azienda stessa (km 0).

Gli allevamenti biologici seguono quindi rigorosi standard imposti dalla certificazione a differenza degli allevamenti intensivi.

Sappiamo che presto tutti i materiali di origine animale si riprodurranno in laboratorio grazie alle biotecnologie e un giorno non tanto lontano potremmo avere pelle, lana, carne, etc, senza aver bisogno di allevare animali.

Fino a quel giorno dobbiamo incentivare le persone all’acquisto di prodotti più etici, come quelli provenienti dagli allevamenti biologici.

Se non vogliamo rinunciare a carne, uova, latte ecc, acquistare quelli di origine biologica può e deve essere considerato come un contributo alla salvaguardia del mondo animale e dell’ambiente.

Non si tratta di essere vegano o meno, non si tratta di seguire una moda, si tratta di preservare il nostro futuro, un futuro che è a rischio per le prossime generazioni.

FINE

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