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Intervista a Sergio Fedele, attivista ambientale e autore de Il Primo Follower

Autore

Cristian Perinelli

Consulente marketing per Micro-imprese e Startup

Esperto in analisi dei dati, Campagne pubblicitarie Meta e Google, Posizionamento nei Motori di Ricerca e Sviluppo Siti Web

Sergio Fedele in bicicletta tra le colline

Indice

Chi è Sergio Fedele?

Fotografia di Sergio Fedele

Sin da quando avevo otto anni ho deciso di lavorare per aiutare ad affrontare i problemi ambientali globali come il cambiamento climatico e l’esaurimento dello strato di ozono. Ho iniziato in piccolo con progetti di mobilità a livello comunale sulla base degli approfondimenti della mia tesi di laurea in Economia che ha affrontato il tema del Mobility Management.

Poi ho fondato il progetto sulla mobilità elettrica per la pubblica utilità regionale dell’Alto Adige, portando la mia regione nelle regioni più quotate in Italia per la mobilità elettrica.

Ora concentro i miei sforzi imprenditoriali su progetti scalabili a livello nazionale e internazionale sia nel settore dell’efficienza energetica che in quello della mobilità elettrica. Sono inoltre formatore per università e aziende private su temi di crescita personale come la gestione del tempo, l’autogestione e la psicologia dei top performer.

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Sergio Fedele, in occasione del lancio del suo nuovo libro Il Primo Follower, un testo dedicato principalmente a “volontari e dirigenti delle associazioni ambientaliste, ma in generale a tutti coloro che credono nella necessità di agire in fretta e con efficacia per fermare la crisi climatica e ambientale che mette in pericolo l’umanità e la Natura.

Sergio, cosa pensi dell’industria tessile?

Salvo eccezioni virtuose, la ritengo una delle industrie che ha maggiori responsabilità nel disastro ambientale che stiamo osservando da decenni a livello globale e forse quella che ha fatto di meno in assoluto per ridurre il suo impatto ambientale a differenza di altri settori come i trasporti o la produzione di energia che sono invece nel mezzo della Rivoluzione Ambientale di cui parlo nel mio nuovo libro: Il Primo Follower.

L’industria tessile ha sfruttato la globalizzazione e i sussidi nefasti concessi dai governi di mezzo mondo all’utilizzo di petrolio, gas naturale e carbone per trarre enormi profitti a scapito dell’umanità mentre ci faceva illudere che stavamo risparmiando tanto denaro grazie alle catene di negozi di abbigliamento a basso costo.

Uno scandalo che solo da pochi anni sta venendo alla luce in tutta la sua dimensione di disastro ambientale.

La responsabilità dell’industria tessile è di aver puntato su materiali economici ma di scarsa qualità e di origine sintetica, quindi usando petrolio e gas, per inondare i mercati internazionali di vestiti praticamente non riciclabili e spesso pieni di coloranti pericolosi e addirittura metalli contaminati.

Questi tessuti in plastica perdono microplastiche ad ogni lavaggio che vanno a contaminare praticamente per sempre l’ambiente con conseguenze che ancora non riusciamo a valutare pienamente.

Questi vestiti a basso costo vengono buttati spesso dopo meno di un anno e diventano rifiuti finendo dispersi nell’ambiente oppure bruciati negli inceneritori contribuendo al riscaldamento globale. L’aumento dell’energia nell’atmosfera provoca il cambiamento disastroso del clima con siccità, incendi, alluvioni sempre più frequenti e devastanti.

Quando possiamo definire la moda sostenibile?

La mia preoccupazione principale è che la moda sostenibile possa essere accessibile a tutti e non solo ad una nicchia di persone virtuose disposta a pagare molto di più rispetto ad andare da H&M o Zara.

Per questo credo che la moda diventi sostenibile soprattutto se andiamo alla radice del problema. La mia battaglia è infatti per rendere sostenibile l’intera economia attraverso un cambiamento delle leggi per eliminare i sussidi alle energie inquinanti e tassarle pesantemente per i danni ambientali che esse provocano.

I ricavi di queste nuove tasse devono però finire direttamente nelle tasche dei cittadini sotto forma di quello che ho denominato “reddito ambientale”.

A quel punto diventa molto più costoso mandare container di vestiti dall’Asia all’Europa perché il prezzo del carburante delle navi è cresciuto a causa delle tasse e così molte fabbriche tornerebbero in Europa o in Italia, così da abbattere pesantemente il costo ambientale del trasporto di capi di abbigliamento dai luoghi di produzione ai mercati di acquisto.

In secondo luogo le materie prime inquinanti dell’industria tessile diventerebbero molto più care, portando in maniera naturale le industrie tessili a scegliere nuovi materiali più naturali e a minore impatto ambientale complessivo.

Infine, se i vestiti, per legge, devono poter essere completamente riciclabili, anche i materiali sintetici, comunque necessari in certi casi anche nella moda, dovrebbero puntare su materie prime riciclabili a lungo prima di diventare rifiuti.

Cosa dovrebbe fare un attivista ambientale “contro” l’industria tessile?

Gli attivisti sono chiamati innanzitutto a dare l’esempio per coerenza scegliendo vestiti certificati a basso impatto ambientale.

In secondo luogo ad usare i loro canali di comunicazione per moltiplicare il loro effetto spiegando le proprie scelte ad amici e conoscenti.

Terzo, aderire al movimento ambientalista e partecipando alle manifestazioni di piazza e online per esercitare pressione sui governi e portarli, grazie agli scioperi e al voto politico, a cambiare politiche e approvare le leggi necessari alla Rivoluzione Ambientale.

Ho codificato un metodo delle 4 azioni che spiego sul mio blog o, con molti più dettagli, nel nuovo libro, che ha uno scopo di beneficenza: formare gratuitamente i giovani attivisti ambientali.

Hai suggerimenti per i consumatori?

Cambiare le proprie abitudini non è facile. Non è facile neppure decidere di spendere di più nel breve termine per acquistare vestiti di maggiore qualità, più duraturi e più sostenibili.

Anche cercare più informazioni per trovare i fornitori giusti dei vestiti è impegnativo, quindi non mi sento di criticare chi incontra difficoltà nel riuscirci costantemente e desidero complimentarmi con coloro che hanno fatto progressi.

Io stesso sono molto indietro in questo campo perché è da meno tempo che ho scoperto il problema rispetto al tema dell’energia, dei trasporti ecc dove agisco da decenni anche a livello professionale.

Il vantaggio che abbiamo oggi però è che esistono siti come il vostro che ti accompagnano nel processo di cambiamento e ti forniscono informazioni mirate e affidabili, quindi usiamo le newsletter i social media per rimanere aggiornati sulle novità e puntiamo a programmare gli acquisti di vestiti anziché seguire l’impulso davanti ad una vetrina.

Così possiamo ridurre l’impegno di tempo necessario a studiare cosa e dove comprare. Infine l’invito è a fare passaparola delle fonti di informazioni che vogliono cambiare il mondo un vestito alla volta.

Grazie molte per l’opportunità di parlare al vostro pubblico.

Copertina del libro IL PRIMO FOLLOWER di Sergio Fedele

Grazie a te Sergio, è sempre un piacere ascoltare la tua opinione.

Se mirate ad essere degli attivisti ambientali vi consigliamo vivamente di leggere il nuovo libro di Sergio Fedele supportando la sua campagna di Crowdfunding

FINE

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