Cosa cambia nella strategia di Taiwan sulla plastica
Taiwan sta rivedendo la propria strategia di riduzione plastica Taiwan spostando l’attenzione da divieti “secchi” a un mix più ampio di incentivi economici e misure di economia circolare (riuso e riciclo con sistemi organizzati).
Il cambio di rotta arriva dopo che le autorità hanno riconosciuto che gli obiettivi fissati negli anni scorsi non saranno raggiunti nei tempi previsti. Nel frattempo, sono cambiate anche alcune abitudini di consumo, con un aumento di imballaggi e contenitori monouso legati a consegne e acquisti online.
- Da “solo restrizioni” a strumenti di mercato: sconti, programmi di restituzione, reti di lavaggio e logistica condivise.
- Più focus sui contesti d’uso (enti pubblici, grandi aziende, retail, luoghi pubblici, mercati e ingrosso) invece di puntare solo su una lista di prodotti vietati.
- Più attenzione a packaging e canali digitali, che entrano esplicitamente nel perimetro della policy.
- Più presidio sul rischio comunicativo: per alcuni “materiali alternativi” sono previste certificazioni per ridurre il rischio di dichiarazioni ambientali fuorvianti.
I nuovi obiettivi e l’allargamento a sei categorie
Il nuovo quadro definisce obiettivi di riduzione più graduali: tagliare l’uso di prodotti monouso in plastica petrolchimica del 5 per cent entro il 2030 e del 10 per cent entro il 2035, prendendo il 2024 come anno base. Allo stesso tempo, le categorie regolamentate passano da quattro a sei, includendo anche il packaging per retail e per e-commerce.
|
Categorie |
Esempi |
Tipo di approccio: incentivi/standard/promozione |
|
Cannucce |
Cannucce per bevande, alternative e soluzioni “senza cannuccia” |
Promozione di alternative e introduzione di certificazione per materiali alternativi |
|
Bicchieri per bevande |
Bicchieri monouso per take-away; sistemi di bicchieri a rendere |
Incentivi e sistemi di riuso (sconti, noleggio e restituzione, reti condivise) |
|
Sacchetti per la spesa |
Sacchetti monouso |
Riduzione tramite misure nel mix complessivo (approccio non centrato solo sul divieto) |
|
Stoviglie monouso |
Posate, piatti e contenitori usa e getta per consumo sul posto ed eventi |
Standard e promozione del riuso (stop fornitura per dine-in entro 2030 in alcuni ambiti; sistemi circolari da introdurre in fasi) |
|
Imballaggi retail |
Confezioni in negozio, packaging per prodotti e freschi |
Incentivi iniziali e programmi; alcune misure regolatorie specifiche (es. PVC) |
|
Imballaggi e-commerce |
Packaging per spedizioni, sovraimballi, materiali di riempimento |
Incentivi e sviluppo di filiere/sistemi circolari; strumenti digitali per ottimizzazione |
Le leve principali: riuso, sconti, sistemi di restituzione e certificazioni
La direzione è chiara: ridurre il monouso non solo con limitazioni, ma con strumenti che cambiano convenienza, disponibilità e organizzazione del servizio. Le misure si dividono, in pratica, tra leve “di mercato” e leve “di prodotto”.
- Sconti per chi porta il proprio bicchiere: proseguono e vengono estesi anche alle cinque contee insulari, indipendentemente dall’appartenenza dei punti vendita a catene nazionali.
- Sistemi di bicchieri a noleggio e restituzione in luoghi come attrazioni turistiche e impianti sportivi, con espansione dei circuiti di riuso.
- Reti condivise di lavaggio e logistica: coinvolgimento di grandi aziende in sistemi comuni per gestire lavaggio, ritiro e redistribuzione dei contenitori riutilizzabili.
- Per le cannucce: promozione di bicchieri con coperchio “da sorseggio” e materiali alternativi.
- Certificazione dei materiali alternativi per le cannucce: prevista per affrontare il rischio di greenwashing e rendere più credibili le alternative proposte.
- Stoviglie monouso: obiettivo di stop alla fornitura per consumazione sul posto entro il 2030 per istituzioni pubbliche, grandi aziende e ristorazione in catena; spinta all’adozione di stoviglie lavabili e riutilizzabili già da quest’anno per catene e grandi imprese; sistemi circolari per contenitori in enti pubblici e grandi eventi attesi dal 2027.
- Food delivery: richiesta alle piattaforme di creare sezioni dedicate “eco” e introdurre valutazioni ambientali per orientare la scelta dei consumatori verso venditori con packaging più sostenibile.
- Retail ed e-commerce: partenza con incentivi, spinta a packaging più leggero, monomateriale e con contenuto riciclato, opzioni riutilizzabili e riduzione del packaging non necessario; previsto anche un programma “Green Package” e una regolazione per vietare il PVC nel packaging.
- Software di ottimizzazione per l’e-commerce: sviluppo atteso nel corso dell’anno per ridurre sprechi e migliorare l’uso degli imballaggi.
Impatti attesi per aziende: dove prepararsi prima
Per chi produce, vende o utilizza imballaggi e monouso, il segnale non è “sparirà la plastica” a breve, ma che diventeranno centrali sistemi di riuso, requisiti di progettazione del packaging e meccanismi di incentivo. Queste sono le aree dove conviene preparare una roadmap, senza dare per scontati dettagli che non sono ancora stati resi operativi.
-
Packaging design e portafoglio materiali: chiedere una verifica interna su dove si può intervenire con alleggerimento, monomateriale e contenuto riciclato; mappare l’eventuale presenza di PVC negli imballaggi e predisporre alternative coerenti con il divieto annunciato.
-
Ristorazione e consumo sul posto: delegare un’analisi di fattibilità su passaggio a stoviglie lavabili e riutilizzabili (soprattutto per catene e grandi aziende) e su come gestire approvvigionamento, lavaggio e ritorno, anche tramite reti condivise.
-
Canali online ed e-commerce packaging: avviare un controllo su sovraimballi e componenti non necessari; richiedere ai partner logistici opzioni di spedizione con packaging minimo o riutilizzabile, dove disponibili, e prepararsi a integrare sistemi di ottimizzazione quando saranno definiti.
-
Eventi, venue e grandi luoghi pubblici: per chi gestisce location o sponsorship, verificare la possibilità di adottare sistemi circolari di contenitori, in linea con l’orientamento previsto per enti pubblici e grandi eventi a partire dal 2027.
-
Comunicazione e compliance anti-washing: impostare un controllo preventivo delle affermazioni su “materiali alternativi” e “packaging green”; preparare evidenze e criteri, considerando l’introduzione di certificazioni per alcune categorie (es. cannucce).
Interpretazioni fuorvianti da evitare su “meno divieti”
Lo spostamento verso incentivi e circolarità può essere letto male sia da chi lo considera un allentamento totale, sia da chi lo interpreta come una scorciatoia semplice. Per evitare errori di valutazione e messaggi rischiosi, queste sono le letture da evitare.
- “Hanno mollato sulla plastica”: il perimetro si amplia (inclusi retail ed e-commerce) e la strategia cambia strumenti, non l’obiettivo di ridurre il monouso.
- “Gli incentivi bastano da soli”: le misure descritte sono intenzioni e strumenti; non sono presentate come risultati già ottenuti né come garanzia automatica di efficacia.
- “Le alternative sono sempre più sostenibili”: l’introduzione di certificazioni per materiali alternativi segnala proprio il rischio di greenwashing; meglio comunicare con cautela, senza promesse ambientali non dimostrate.
- “Basta il gesto individuale”: sconti e iniziative tipo BYO cup aiutano, ma la direzione di policy punta soprattutto su sistemi organizzati di restituzione, lavaggio e logistica, e su scelte di progettazione del packaging.
- “Target nuovi uguali ai vecchi”: i nuovi obiettivi (baseline 2024, riduzioni percentuali al 2030 e 2035) non sono equivalenti alla precedente promessa di eliminazione completa di alcune categorie entro il 2030, riconosciuta come non raggiungibile nei tempi.