Progetto REVIVE Italia Malta: avviate attività in Sicilia

Autore

Cristian Perinelli

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Indice dei contenuti

Cosa è partito: le attività di campo in Sicilia

Il progetto REVIVE Italia Malta ha avviato le prime attività operative sul campo partendo dal golfo di Castellammare, in Sicilia. Qui è stato svolto un monitoraggio dei rifiuti spiaggiati seguendo i protocolli della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina.

  • Dove: golfo di Castellammare
  • Cosa: monitoraggio dei rifiuti spiaggiati
  • Come: in coerenza con protocolli riconosciuti a livello europeo
  • Quando: la prossima attività nella stessa area è prevista in primavera

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Il primo dato concreto: oltre 800 rifiuti in 100 metri

Il primo risultato, semplice ma molto concreto, è legato alla misurazione dei rifiuti lungo un tratto campione di spiaggia. Nell’area monitorata sono stati catalogati e raccolti più di 800 rifiuti in 100 metri di spiaggia.

  • “Catalogati”: registrati secondo criteri e procedure di monitoraggio, per rendere il dato confrontabile e utilizzabile nelle valutazioni
  • “Raccolti”: rimossi dal tratto osservato durante l’attività di campo

È un dato puntuale: descrive una misura fatta in un luogo e in un momento specifici, utile per capire cosa emerge quando si applicano protocolli standardizzati sul campo.

Obiettivo del progetto: conservare biodiversità e ripristinare habitat prioritari

L’obiettivo del progetto REVIVE Italia Malta è definire misure di intervento efficaci nell’area transfrontaliera italo-maltese per conservare la biodiversità e ripristinare habitat prioritari, anche all’interno di siti della Rete Natura 2000.

  • Habitat di interesse: reef a vermeti
  • Habitat di interesse: praterie di fanerogame

Il progetto include anche un’attenzione specifica al ruolo di due fattori che possono incidere sullo stato degli habitat: la presenza di Specie Aliene Invasive e i rifiuti marini.

Come si lavorerà: ripristino passivo e attivo, monitoraggi integrati

Le attività previste combinano valutazione, interventi e verifica dei risultati. In particolare, sono previsti interventi di ripristino passivi e attivi basati sull’utilizzo di substrati o strutture artificiali pensati per favorire il recupero degli habitat, insieme al monitoraggio dell’efficacia di questi interventi.

Il monitoraggio integrerà approcci tradizionali e metodi innovativi di recente applicazione, per ottenere un quadro più completo e confrontabile nel tempo.

  • Visual census: osservazioni visive in campo per rilevare la presenza e lo stato di organismi e comunità
  • Grattaggi: campionamenti mirati di porzioni di substrato per analisi e valutazioni
  • eDNA metabarcoding: analisi del DNA ambientale per rilevare tracce di organismi presenti nell’ambiente

In parallelo, verrà valutato anche il ruolo dei rifiuti marini galleggianti nel possibile trasporto delle Specie Aliene Invasive nelle aree di studio. È un punto rilevante per chi lavora su prevenzione, gestione e comunicazione dei rischi legati al mare, senza dare per scontati legami causa-effetto che vanno dimostrati con misure e dati.

Implicazioni pratiche per imprese e organizzazioni che operano sul mare

Per PMI, ONG e team che gestiscono progetti o comunicazione su mare, biodiversità e rifiuti, questo avvio operativo è un promemoria utile: contano le attività misurabili, i protocolli e la capacità di dimostrare l’efficacia degli interventi. Se state valutando partnership, progetti o narrazioni ESG, ecco alcune domande operative da usare come traccia (da porre a partner, fornitori o stakeholder tecnici).

  1. Misurazione: quali protocolli vengono usati per raccogliere i dati e con quale perimetro (luogo, tratto campione, frequenza delle attività)?
  2. Comparabilità: i dati prodotti sono confrontabili nel tempo e tra aree diverse, o restano solo “istantanee” locali?
  3. Interventi: quando si parla di ripristino passivo/attivo, quali soluzioni sono considerate e come si definisce “successo” in modo verificabile?
  4. Monitoraggio: oltre alle osservazioni sul campo, sono previsti metodi complementari (tradizionali e innovativi) e come vengono integrati senza sostituire indebitamente l’uno con l’altro?
  5. Credibilità e comunicazione: quali evidenze saranno disponibili per evitare messaggi semplificati (per esempio trasformare un dato puntuale in un trend generale) e per sostenere dichiarazioni di impatto senza rischi di “washing”?

FINE

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