Esclusioni posizionamenti Google Ads: novità account

Autore

Cristian Perinelli

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Indice dei contenuti

Cosa cambia davvero: esclusioni a livello account

Google ADS ha introdotto le esclusioni posizionamenti Google Ads a livello account: invece di bloccare “dove finisce il tuo annuncio” campagna per campagna (o gruppo di annunci), puoi farlo da un’unica impostazione centrale valida per tutto l’account.

In pratica, se escludi un posizionamento a livello account, Google Ads evita automaticamente di spendere su quei siti, app o posizionamenti YouTube in tutte le campagne idonee.

  • Prima: esclusioni frammentate, da replicare su più campagne o gruppi di annunci, con rischio di dimenticanze.
  • Ora: una lista unica, applicata in modo trasversale, con controllo più coerente e rapido.
  • Impatto sul lavoro quotidiano: meno operazioni ripetitive, meno errori di gestione, più continuità nelle regole di brand safety.

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Dove si applica e cosa viene bloccato automaticamente

L’esclusione a livello account si applica alle principali campagne che distribuiscono annunci su inventario esteso, dove è più facile “perdere di vista” i posizionamenti se li gestisci uno a uno.

  • Ambiti coperti: Performance Max, Demand Gen, YouTube, Display.
  • Cosa puoi bloccare: siti web, app e posizionamenti su YouTube.
  • Cosa succede dopo il blocco: una volta escluso un posizionamento a livello account, Google Ads impedisce automaticamente la spesa su quell’inventario in tutte le campagne idonee, senza dover ripetere l’operazione altrove.

Perché è importante per un brand green o a impatto

Per chi lavora su iniziative green, sociali o a impatto, la coerenza conta quanto la performance. Questa novità serve soprattutto come “guardrail” semplice: riduce il rischio di apparire in contesti non allineati e aiuta a proteggere budget e reputazione quando il tempo per controlli manuali è poco.

  • Reputazione: un controllo centralizzato aiuta a mantenere standard coerenti su tutte le iniziative, evitando incoerenze tra campagne.
  • Coerenza valoriale: se la tua comunicazione si basa su fiducia e credibilità, “dove appari” è parte del messaggio.
  • Efficienza operativa: meno attività ripetitive di controllo e aggiornamento liste su decine di campagne.
  • Meno sprechi: riduci l’esposizione a inventario non rilevante, che spesso assorbe budget senza contribuire agli obiettivi.

La scelta pratica: lista unica account o esclusioni per singola campagna

La domanda chiave non è solo “attivo la funzione?”, ma come governo le esclusioni: centralizzo tutto o tengo alcune esclusioni a livello di singola campagna? La risposta dipende da quanto è vario il tuo mix di campagne e da quanto vuoi standardizzare le regole.

Lista unica a livello account: pro

Lista unica a livello account: contro

  • Coerenza: stessi standard per tutte le campagne idonee.
  • Scalabilità: ideale se gestisci molte iniziative e poco tempo.
  • Riduzione errori: meno rischi di dimenticare esclusioni su nuove campagne.
  • Gestione più veloce: un punto solo da aggiornare.
  • Rischio di tagliare la copertura: un blocco troppo ampio può ridurre la reach su più campagne contemporaneamente.
  • Meno granularità: non tutte le campagne hanno la stessa tolleranza a vincoli e limitazioni.
  • Impatto trasversale: un errore di governance si riflette su tutto l’account.

Decisione operativa, pensata per PMI, ONG o marketing manager con molte iniziative: crea una lista account per le regole non negoziabili (brand safety e coerenza minima), e lascia alle singole campagne eventuali esclusioni più “tattiche” legate a obiettivi specifici. Se lavori con un’agenzia o un freelance, chiedi esplicitamente di distinguere tra “blocchi strutturali” e “blocchi di ottimizzazione”, e di motivare ogni elemento della lista unica.

Errori comuni quando “centralizzi” i blocchi

Centralizzare aiuta, ma aumenta anche l’importanza della governance: un’unica decisione può influenzare molte campagne. L’errore più rischioso è applicare esclusioni troppo estese e poi attribuire un calo di risultati ad altro.

  • Consolidare senza criterio: unire liste diverse “copiando e incollando” può introdurre blocchi ridondanti o incoerenti.
  • Blocchi troppo ampi: un’esclusione a livello account può limitare la reach in modo non intenzionale e influenzare l’apprendimento delle campagne automatizzate.
  • Mancanza di revisione: una lista account tende a “restare lì” per mesi. Va rivista con cadenza definita, altrimenti diventa un freno invisibile.
  • Nessun controllo dell’impatto: quando si sposta un blocco da campagna a account, serve verificare cosa cambia su copertura e distribuzione, prima di considerare la lista “definitiva”.
  • Governance poco chiara: se più persone mettono mano alle esclusioni, senza criteri condivisi, il rischio è avere una lista che cresce senza logica. Chiedi sempre: “Qual è la regola che giustifica questo blocco?”

FINE

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