Cosa sta succedendo davvero con i bot AI
In questo momento molte aziende stanno rivedendo le regole di accesso dei bot AI ai propri siti. Il punto chiave è che non esiste “un solo tipo” di bot AI: alcuni servono a trainare (addestrare) i modelli, altri servono a leggere e sintetizzare contenuti per rispondere agli utenti dentro assistenti e strumenti di ricerca.
Per un founder, questa distinzione cambia tutto: bloccare crawler AI può significare cose diverse, con rischi e benefici diversi. La scelta utile non è “AI sì o AI no”, ma “a quale tipo di accesso sto dicendo no, e cosa mi costa in visibilità e controllo del messaggio”.
Bot di training (addestramento del modello)
Questi bot raccolgono contenuti per alimentare l’addestramento e gli aggiornamenti dei modelli. In pratica contribuiscono a ciò che il modello “sa” in modo stabile.
- GPTBot (OpenAI)
- ExternalAgent (Meta)
Crawler assistant/search (lettura per rispondere agli utenti)
Questi crawler sono legati a funzioni di ricerca e assistenza: leggono pagine per poterle usare nelle risposte, nelle sintesi e nelle esperienze “a domanda e risposta”.
- SearchBot (OpenAI)
- Applebot (Apple)
I numeri che cambiano il tavolo da gioco
Nel breve periodo si vede un paradosso: mentre molte aziende chiudono la porta ai bot di training, i crawler legati agli assistenti AI stanno aumentando la loro copertura sui siti. Questo suggerisce che l’accesso “per rispondere” sta diventando un livello aggiuntivo di distribuzione dell’informazione, affiancato ai motori di ricerca tradizionali.
In pratica: puoi bloccare l’addestramento e ritrovarti comunque “letto” dagli assistenti. Oppure, al contrario, puoi bloccare proprio ciò che ti darebbe più controllo su come l’AI impara a descriverti, lasciando aperta la parte più vicina all’esperienza utente.
| Bot | Variazione copertura siti |
| SearchBot | 52% → 68% |
| Applebot | 17% → 34% |
| GPTBot | 84% → 12% |
Bloccare il training: protezione IP o autogol di visibilità
La motivazione più comune per bloccare crawler AI di training è proteggere contenuti e proprietà intellettuale. È comprensibile, soprattutto se pubblichi informazioni molto specifiche e difficili da trovare altrove, perché l’assistente potrebbe rispondere senza portare traffico al sito.
Detto questo, la scelta non è neutra: bloccare il training può ridurre la capacità del modello di conoscere direttamente la tua versione dei fatti e può spostare la “narrazione” su fonti terze.
Benefici percepiti
- Ridurre il riuso dei contenuti da parte dei modelli durante l’addestramento.
- Tutela del valore di contenuti unici, soprattutto informativi e molto di nicchia.
- Minore esposizione a timori legati a copyright e utilizzo non desiderato (tema da valutare anche con un consulente legale se è un obiettivo prioritario).
Effetti collaterali (spesso sottovalutati)
- Meno controllo su come l’AI descrive azienda, offerte, posizionamento e contesto.
- Rischio che il modello si basi su dati di terze parti o informazioni incomplete per parlare del tuo brand.
- Minore scopribilità nelle risposte AI, soprattutto per chi non ti conosce ancora e cerca alternative, confronti, raccomandazioni.
La cosa che molti sottovalutano: “memoria” del modello e controllo del messaggio
Molti ragionano solo in termini di traffico: “se l’AI risponde, io perdo clic”. Ma c’è un altro tema: l’AI costruisce una conoscenza interna su persone, aziende, prodotti e concetti. Se impedisci che impari da te, non stai solo proteggendo contenuti. Stai anche rinunciando, in parte, a influenzare come il modello ti inquadra.
Questo impatta in modo particolare brand piccoli: quando non esiste una grande quantità di informazioni affidabili in giro, lasciare che la tua comunicazione “entri” nella conoscenza del modello può essere un modo per evitare descrizioni vaghe, datate o sbilanciate.
Mini glossario
- Parametric Knowledge: la conoscenza “incorporata” nel modello durante l’addestramento, legata ai suoi parametri (pesi).
- Parametric Memory: altro modo per indicare la stessa idea, cioè una memoria di lungo periodo su entità (aziende, prodotti, persone).
- Cosa significa in pratica: se il modello non può apprendere dal tuo sito in fase di training, è più probabile che “riempia i vuoti” con informazioni esterne, non sempre aggiornate o allineate al tuo posizionamento.
Una decisione pragmatica per founder: quando bloccare, quando lasciare passare
Non esiste una policy “giusta” per tutti. Una decisione sensata parte da due domande: quanto i tuoi contenuti sono sostituibili e dove si crea il valore del business (informazione, lead, vendita diretta, abbonamento, assistenza). Sotto trovi tre posture operative, pensate per essere discusse con tecnico o agenzia senza entrare in configurazioni.
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Postura aperta
Adatto se: vendi prodotti o servizi, e ti interessa che l’AI ti “conosca” e ti presenti correttamente (categorie, Value Proposition, differenze).
Rischio principale: maggiore probabilità che contenuti informativi vengano sintetizzati senza visita.
Cosa monitorare: variazioni nelle menzioni del brand nelle risposte AI, coerenza di descrizioni e offerte, qualità del traffico in ingresso (non solo volume).
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Postura selettiva
Adatto se: hai una parte di contenuti “core” ad alto valore (guide uniche, materiali proprietari) ma vuoi comunque restare presente nelle risposte AI per pagine istituzionali, prodotti e informazioni di business.
Rischio principale: incoerenza se la selezione non è pensata bene, con alcuni asset “invisibili” all’AI e altri troppo esposti.
Cosa monitorare: quali aree del sito vengono richiamate o citate dagli assistenti, se le pagine commerciali risultano rappresentate correttamente, eventuali cali di visibilità su query dove l’AI può sostituire la visita.
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Postura chiusa
Adatto se: monetizzi soprattutto con contenuti informativi unici e temi che l’AI può replicare facilmente in risposta, riducendo il bisogno di visitare il sito.
Rischio principale: perdita di controllo del racconto del brand e maggiore dipendenza da motori di ricerca tradizionali e fonti esterne.
Cosa monitorare: calo di menzioni o presenza nelle risposte AI, aumento di descrizioni imprecise, eventuale dipendenza maggiore da poche keyword o canali.
Errori comuni quando si “chiude agli LLM”
- Bloccare tutto per impulso, senza distinguere tra bot di training e crawler usati per rispondere agli utenti.
- Confondere l’indicizzazione su Google con l’accesso dei bot AI: sono piani diversi e possono coesistere in modi non intuitivi.
- Aspettarsi “zero riuso”: anche riducendo l’accesso, l’ecosistema può comunque parlare di te tramite fonti terze, citazioni, directory o contenuti ripubblicati.
- Non definire un obiettivo di business: proteggere IP, generare lead, vendere, costruire notorietà richiedono policy diverse.
- Non dare un brief chiaro al tecnico o all’agenzia: la richiesta non dovrebbe essere “blocca i bot AI”, ma “qual è la policy migliore per questo obiettivo e quali compromessi comporta”.