Bloccare crawler AI? Cosa consentire oggi per la visibilità

Autore

Cristian Perinelli

FULL STACK MARKETER DAL 1994

Indice dei contenuti

Cosa sta succedendo davvero: i bot AI non sono tutti uguali

Quando si parla di bloccare crawler AI, l’errore più comune è trattarli come un unico blocco. In realtà, dai dati più recenti emerge una distinzione sempre più netta tra due famiglie di bot, con effetti diversi su visibilità e costi.

  • Training bot: raccolgono contenuti per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Il punto chiave per un founder è che spesso “prendono” valore senza un ritorno diretto in traffico o visibilità.
  • Assistant/search bot: recuperano contenuti per rispondere a una domanda dell’utente dentro strumenti di ricerca assistiti dall’AI. Qui l’obiettivo è “portare visibilità”, perché il contenuto può essere citato o usato per rispondere nelle esperienze di ricerca.

Questa differenza conta perché la scelta non è solo tecnica: è una decisione di posizionamento (vuoi essere presente nei risultati AI?) e di controllo (vuoi limitare utilizzi che non ti generano valore e aumentano carico server?).

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I numeri chiave che cambiano la decisione di blocco

L’andamento osservato su milioni di siti indica due trend simultanei: calo forte della “copertura” dei bot di training e crescita dell’accesso dei bot legati alla ricerca e agli assistenti. Nota importante: copertura e volume di richieste sono metriche osservazionali su finestre brevi; non sono una garanzia valida per ogni settore o singolo sito.

Bot Tipo Coverage citata Nota pratica
GPTBot Training da 84% a 12% Segnale forte che sempre più siti stanno limitando l’addestramento.
OAI-SearchBot Search/assistant 55,67% Se punti alla presenza nelle risposte di ricerca AI, è il bot “da valutare” prima di chiudere tutto.
TikTok bot Search/assistant 25,67% Crescita rilevante: attenzione se il tuo pubblico passa anche da canali social e discovery.
Apple bot Search/assistant 24,33% In aumento: utile per chi lavora su visibilità in ecosistemi e dispositivi.
Googlebot Search “classico” 72% Resta stabile: bloccarlo impatta direttamente la visibilità sui motori tradizionali.
Bingbot Search “classico” 57,67% Stabile: da considerare se hai pubblico internazionale o B2B.
Ahrefs SEO/marketing 60% Copertura ampia ma in un contesto di calo: alcuni siti bloccano per carico e costi.

Il messaggio per PMI e brand a impatto è semplice: il web sta iniziando a fare una selezione. Si tende a chiudere la porta a chi raccoglie per training e a lasciarla più aperta a chi abilita risposte e discovery.

Decisione pratica per PMI: bloccare training, lasciare passare il search

Se devi decidere oggi se bloccare crawler AI, la scelta più sensata raramente è “tutto aperto” o “tutto chiuso”. Qui sotto trovi tre policy minimali, pensate per ridurre rischi e ambiguità.

  1. Policy bilanciata (consigliata nella maggior parte dei casi): blocchi i bot di training, ma consenti i bot di search/assistant che ti danno possibilità di comparire nelle risposte AI. È una scelta di controllo: riduci utilizzi che non ti danno valore diretto, senza auto-escluderti dalle nuove superfici di ricerca.

  2. Policy conservativa (massimo controllo): blocchi training e search/assistant, e accetti di rinunciare alla visibilità nei risultati AI dove questi bot sono necessari. Ha senso se hai vincoli legali, contenuti molto sensibili, o una strategia di distribuzione chiusa.

  3. Policy orientata alla crescita (massima presenza): consenti sia search/assistant sia parte dei bot di training, consapevole del trade-off su controllo e costi. È una scelta meno comune per PMI, ma può avere senso se il tuo obiettivo prioritario è massimizzare la diffusione del brand e dei contenuti.

Una nota chiarificatrice utile per decidere: OAI-SearchBot è legato all’inclusione nei risultati di ricerca di ChatGPT e segue le regole standard di accesso del sito; ChatGPT-User riguarda invece navigazioni attivate direttamente dall’utente e non è “equivalente” a un crawler di indicizzazione. Sono due funzioni diverse e vanno valutate separatamente.

Due rischi concreti da evitare quando “chiudi le porte”

  • Perdere visibilità “senza volerlo”: bloccare in modo indiscriminato può ridurre la presenza non solo negli strumenti AI, ma anche nei canali di discovery che contano per il tuo settore. Il rischio è fare una scelta di controllo dei contenuti e scoprire dopo che hai ridotto la raggiungibilità.

  • Confondere bot con scopi diversi: training, search/assistant e navigazione user-triggered non sono la stessa cosa. Se li tratti tutti uguali, potresti bloccare ciò che ti porta citazioni e menzioni nelle risposte, oppure lasciare aperto ciò che volevi chiudere per principio o per costi.

Cosa controllare nei log prima di fare mosse drastiche

Prima di cambiare policy, il passaggio più efficace per un founder non è “mettere mano a regole tecniche”, ma chiedere una verifica rapida basata su dati reali del tuo sito. Ecco cosa far controllare a chi ti gestisce Hosting, sito o CDN.

  • Quali bot stanno davvero accedendo al sito: elenco dei principali user agent e frequenza. Ti serve sapere se il tema è reale o solo percepito.

  • Volume di richieste e impatto operativo: quali bot generano più carico e in quali orari. Se il problema è il costo banda o performance, questa è la base per una decisione razionale.

  • Quali bot sono già bloccati e dove: a livello di sito o a livello di rete. A volte i blocchi esistono già e non sono documentati, creando effetti collaterali non voluti.

  • Separazione tra obiettivo “visibilità” e obiettivo “training”: chiedi una raccomandazione esplicita su come mantenere l’accesso ai bot che supportano la presenza nelle risposte di ricerca AI, riducendo al contempo l’accesso ai bot di addestramento.

  • Piano di monitoraggio: una verifica periodica per vedere se cambiano i bot, i volumi e la copertura. Il panorama si sta muovendo rapidamente: la policy non è “set and forget”.

In sintesi: la decisione non è “AI sì o AI no”. È scegliere quali accessi concedere in base a ritorno atteso (visibilità) e costi (carico e banda), mantenendo il controllo senza sabotare la scoperta del tuo brand nelle nuove esperienze di ricerca.

FINE

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