Cosa sta succedendo davvero: i bot AI non sono tutti uguali
Quando si parla di bloccare crawler AI, l’errore più comune è trattarli come un unico blocco. In realtà, dai dati più recenti emerge una distinzione sempre più netta tra due famiglie di bot, con effetti diversi su visibilità e costi.
- Training bot: raccolgono contenuti per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Il punto chiave per un founder è che spesso “prendono” valore senza un ritorno diretto in traffico o visibilità.
- Assistant/search bot: recuperano contenuti per rispondere a una domanda dell’utente dentro strumenti di ricerca assistiti dall’AI. Qui l’obiettivo è “portare visibilità”, perché il contenuto può essere citato o usato per rispondere nelle esperienze di ricerca.
Questa differenza conta perché la scelta non è solo tecnica: è una decisione di posizionamento (vuoi essere presente nei risultati AI?) e di controllo (vuoi limitare utilizzi che non ti generano valore e aumentano carico server?).
I numeri chiave che cambiano la decisione di blocco
L’andamento osservato su milioni di siti indica due trend simultanei: calo forte della “copertura” dei bot di training e crescita dell’accesso dei bot legati alla ricerca e agli assistenti. Nota importante: copertura e volume di richieste sono metriche osservazionali su finestre brevi; non sono una garanzia valida per ogni settore o singolo sito.
| Bot | Tipo | Coverage citata | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| GPTBot | Training | da 84% a 12% | Segnale forte che sempre più siti stanno limitando l’addestramento. |
| OAI-SearchBot | Search/assistant | 55,67% | Se punti alla presenza nelle risposte di ricerca AI, è il bot “da valutare” prima di chiudere tutto. |
| TikTok bot | Search/assistant | 25,67% | Crescita rilevante: attenzione se il tuo pubblico passa anche da canali social e discovery. |
| Apple bot | Search/assistant | 24,33% | In aumento: utile per chi lavora su visibilità in ecosistemi e dispositivi. |
| Googlebot | Search “classico” | 72% | Resta stabile: bloccarlo impatta direttamente la visibilità sui motori tradizionali. |
| Bingbot | Search “classico” | 57,67% | Stabile: da considerare se hai pubblico internazionale o B2B. |
| Ahrefs | SEO/marketing | 60% | Copertura ampia ma in un contesto di calo: alcuni siti bloccano per carico e costi. |
Il messaggio per PMI e brand a impatto è semplice: il web sta iniziando a fare una selezione. Si tende a chiudere la porta a chi raccoglie per training e a lasciarla più aperta a chi abilita risposte e discovery.
Decisione pratica per PMI: bloccare training, lasciare passare il search
Se devi decidere oggi se bloccare crawler AI, la scelta più sensata raramente è “tutto aperto” o “tutto chiuso”. Qui sotto trovi tre policy minimali, pensate per ridurre rischi e ambiguità.
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Policy bilanciata (consigliata nella maggior parte dei casi): blocchi i bot di training, ma consenti i bot di search/assistant che ti danno possibilità di comparire nelle risposte AI. È una scelta di controllo: riduci utilizzi che non ti danno valore diretto, senza auto-escluderti dalle nuove superfici di ricerca.
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Policy conservativa (massimo controllo): blocchi training e search/assistant, e accetti di rinunciare alla visibilità nei risultati AI dove questi bot sono necessari. Ha senso se hai vincoli legali, contenuti molto sensibili, o una strategia di distribuzione chiusa.
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Policy orientata alla crescita (massima presenza): consenti sia search/assistant sia parte dei bot di training, consapevole del trade-off su controllo e costi. È una scelta meno comune per PMI, ma può avere senso se il tuo obiettivo prioritario è massimizzare la diffusione del brand e dei contenuti.
Una nota chiarificatrice utile per decidere: OAI-SearchBot è legato all’inclusione nei risultati di ricerca di ChatGPT e segue le regole standard di accesso del sito; ChatGPT-User riguarda invece navigazioni attivate direttamente dall’utente e non è “equivalente” a un crawler di indicizzazione. Sono due funzioni diverse e vanno valutate separatamente.
Due rischi concreti da evitare quando “chiudi le porte”
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Perdere visibilità “senza volerlo”: bloccare in modo indiscriminato può ridurre la presenza non solo negli strumenti AI, ma anche nei canali di discovery che contano per il tuo settore. Il rischio è fare una scelta di controllo dei contenuti e scoprire dopo che hai ridotto la raggiungibilità.
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Confondere bot con scopi diversi: training, search/assistant e navigazione user-triggered non sono la stessa cosa. Se li tratti tutti uguali, potresti bloccare ciò che ti porta citazioni e menzioni nelle risposte, oppure lasciare aperto ciò che volevi chiudere per principio o per costi.
Cosa controllare nei log prima di fare mosse drastiche
Prima di cambiare policy, il passaggio più efficace per un founder non è “mettere mano a regole tecniche”, ma chiedere una verifica rapida basata su dati reali del tuo sito. Ecco cosa far controllare a chi ti gestisce Hosting, sito o CDN.
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Quali bot stanno davvero accedendo al sito: elenco dei principali user agent e frequenza. Ti serve sapere se il tema è reale o solo percepito.
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Volume di richieste e impatto operativo: quali bot generano più carico e in quali orari. Se il problema è il costo banda o performance, questa è la base per una decisione razionale.
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Quali bot sono già bloccati e dove: a livello di sito o a livello di rete. A volte i blocchi esistono già e non sono documentati, creando effetti collaterali non voluti.
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Separazione tra obiettivo “visibilità” e obiettivo “training”: chiedi una raccomandazione esplicita su come mantenere l’accesso ai bot che supportano la presenza nelle risposte di ricerca AI, riducendo al contempo l’accesso ai bot di addestramento.
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Piano di monitoraggio: una verifica periodica per vedere se cambiano i bot, i volumi e la copertura. Il panorama si sta muovendo rapidamente: la policy non è “set and forget”.
In sintesi: la decisione non è “AI sì o AI no”. È scegliere quali accessi concedere in base a ritorno atteso (visibilità) e costi (carico e banda), mantenendo il controllo senza sabotare la scoperta del tuo brand nelle nuove esperienze di ricerca.