Perché CCS e CCUS contano nella neutralità climatica
Per molte organizzazioni la neutralità climatica si costruisce con rinnovabili ed efficienza energetica. Ma per i settori industriali ad alta intensità emissiva, ridurre la CO2 resta una sfida difficile da risolvere solo con queste leve.
In questo quadro, le tecnologie di cattura e gestione della CO2 entrano sempre più spesso nel lessico delle strategie climatiche perché:
- puntano a ridurre le emissioni nei comparti “hard-to-abate”, dove l’abbattimento è più complesso;
- si affiancano a rinnovabili ed efficienza, senza sostituirle;
- sono considerate strumenti utili per gli obiettivi climatici nel medio e lungo termine;
- richiedono una filiera completa e coordinata, non un singolo intervento isolato.
CCS, CCUS e Carbon Mineral Storage: differenze senza tecnicismi
Quando si parla di CCS e stoccaggio CO2, è facile fare confusione tra sigle e soluzioni. La differenza principale è cosa succede alla CO2 dopo la cattura: viene solo stoccata oppure anche utilizzata, e in che modo viene resa “stabile” nel tempo.
| Soluzione | Che cosa è | A cosa serve | Che decisione abilita |
| CCS | Cattura della CO2 e successivo trasporto verso un sito di stoccaggio. | Ridurre le emissioni gestendo la CO2 separatamente dai flussi produttivi. | Valutare se esiste una catena completa e governabile fino allo stoccaggio. |
| CCUS | Cattura della CO2 con una fase di utilizzo, oltre allo stoccaggio. | Integrare la CO2 in processi o applicazioni, mantenendo l’obiettivo di gestione del carbonio. | Chiarire se e come l’“utilizzo” si inserisce in una strategia credibile di riduzione. |
| Carbon Mineral Storage | Sequestro mineralogico della CO2, cioè una forma di stoccaggio che mira a fissare stabilmente il carbonio. | Offrire una prospettiva di stoccaggio permanente e sicuro. | Capire se l’organizzazione guarda a soluzioni di lungo periodo e con forte attenzione alla permanenza. |
In prospettiva, il Carbon Mineral Storage viene indicato come particolarmente promettente proprio per l’obiettivo di uno stoccaggio permanente e sicuro. Questo non significa che sia già una soluzione “pronta per tutti”, ma che sta guadagnando attenzione nella ricerca e nel dialogo con l’industria.
La filiera integrata: dalla cattura allo stoccaggio
Un punto chiave, spesso sottovalutato, è che queste tecnologie funzionano come filiera: se manca un pezzo, anche l’iniziativa più ambiziosa rischia di fermarsi.
- Cattura: separare la CO2 dai flussi emissivi industriali per poterla gestire.
- Trasporto: portare la CO2 verso un utilizzo o un sito di stoccaggio attraverso infrastrutture e logistica dedicate.
- Utilizzo (quando previsto): integrare la CO2 in un passaggio operativo, senza perdere di vista l’obiettivo climatico complessivo.
- Stoccaggio: conferire la CO2 a soluzioni di stoccaggio geologico o mineralogico, con attenzione a sicurezza e permanenza.
Per un decision maker, la domanda pratica non è solo “esiste una buona tecnologia di cattura?”, ma “esiste una catena completa, con ruoli chiari e regole adeguate, fino allo stoccaggio?”.
Cosa serve per farle maturare: ricerca, norme e dialogo con l’industria
La maturazione di CCS, CCUS e delle opzioni di stoccaggio non dipende solo da aspetti tecnici. Servono condizioni abilitanti che tengono insieme conoscenza scientifica, pratiche industriali e regole.
- Ricerca integrata lungo tutta la filiera: dalla cattura al trasporto e all’utilizzo, fino allo stoccaggio geologico e mineralogico.
- Quadro normativo adeguato: per rendere chiari criteri, responsabilità e condizioni di sviluppo.
- Dialogo strutturato tra ricerca, istituzioni e industria: per allineare obiettivi, vincoli e priorità e far emergere progetti credibili.
In termini decisionali, questo significa che prima di aderire, supportare o criticare un’iniziativa conviene verificare se ci sono governance e regole all’altezza della complessità della filiera.
Chi si muove in Italia e cosa segnala l’ecosistema
Il tema sta catalizzando un confronto multi-attore: grandi imprese industriali, operatori dell’energia, realtà del waste management, start-up innovative e comunità di ricerca. Il segnale è chiaro: CCS e, in prospettiva, il Carbon Mineral Storage vengono trattati come ambiti in cui costruire sinergie e progetti futuri, non come una singola tecnologia “da acquistare”.
Un momento di confronto è previsto con una tavola rotonda che coinvolge realtà industriali tra cui CARBFIX, ENI, SNAM, Saipem, Heidelberg Materials e HERA, con l’obiettivo di favorire un dialogo aperto e rafforzare le connessioni tra gli attori della filiera.
Evento: dove e quando
- Quando: 30/01/2026
- Dove: Roma, Sala Marconi della sede centrale del CNR
Nello stesso contesto è prevista una sessione dedicata a strategie istituzionali e quadro normativo per decarbonizzazione e CCS, con partecipazione di livello istituzionale.
Come orientarsi da decision maker: domande minime da fare
Per PMI, ONG e figure marketing o impact, la leva non è “progettare la tecnologia”, ma fare le domande giuste per capire perimetro, serietà e responsabilità di un’iniziativa legata a CCS e stoccaggio CO2.
- Filiera: quale fase copre il progetto (cattura, trasporto, utilizzo, stoccaggio)? Quali fasi sono fuori perimetro e da chi dipendono?
- Integrazione: come si garantisce la continuità end-to-end, cioè che la CO2 catturata arrivi davvero a utilizzo o stoccaggio con un piano coerente?
- Stoccaggio: si parla di stoccaggio geologico, mineralogico o di un mix? Qual è la logica dichiarata di permanenza dello stoccaggio?
- Ruoli e responsabilità: chi è responsabile delle diverse fasi e chi risponde di sicurezza, controllo e tracciabilità lungo la filiera?
- Monitoraggio: quali meccanismi di monitoraggio e verifica sono previsti e con quali soggetti coinvolti?
- Conformità: a quale quadro normativo e istituzionale ci si riferisce? Quali interlocuzioni con enti e istituzioni sono già in corso o pianificate?
- Posizionamento climatico: come viene comunicato il ruolo della CCS/CCUS rispetto a rinnovabili ed efficienza, per evitare che passi come alternativa “sostitutiva”?
- Partnership: quali attori della filiera sono coinvolti (ricerca, industria, infrastrutture, istituzioni) e con quale livello di impegno?
Se una proposta non riesce a rispondere in modo chiaro a queste domande, il rischio è aderire a un’iniziativa che esiste più come narrazione che come percorso realizzabile.
Interpretazioni fuorvianti da evitare quando si parla di CCS
Il dibattito su CCS e CCUS è spesso polarizzato. Per comunicare in modo responsabile, conviene riconoscere e disinnescare alcune semplificazioni tipiche.
- “È la soluzione che risolve tutto”: CCS e CCUS sono indicate come strumenti necessari nel medio-lungo termine, ma accanto a rinnovabili ed efficienza, non al loro posto.
- “È solo un alibi”: il punto non è l’etichetta, ma la qualità della filiera, la governance e l’aderenza a regole e controlli.
- “Basta catturare”: senza trasporto, utilizzo o stoccaggio definito, la cattura da sola non chiude il problema.
- “Il Carbon Mineral Storage è già una certezza operativa”: viene descritto come promettente per permanenza e sicurezza, ma il tema resta legato a maturazione scientifica e coordinamento di filiera.
- “È solo una questione tecnica”: norme, ruoli e dialogo strutturato tra ricerca, istituzioni e industria sono condizioni determinanti.
Un modo sobrio di comunicarlo è parlare di “opzioni in maturazione” e di “filiera da governare”, evitando sia toni salvifici sia accuse automatiche, e riportando sempre la discussione su responsabilità, regole e verifiche.