Perché gli ultimi tre anni contano anche per chi fa impresa
Le temperature globali del 2023, 2024 e 2025 (in corso) non sono state solo “alte”: sono state eccezionali rispetto a quanto ci si aspettava guardando il trend di lungo periodo. Per PMI, ONG e per chi gestisce marketing e impatto, questa differenza conta perché cambia come leggere rischio, priorità e messaggi.
- Scopo: capire cosa ha spinto i record recenti senza cercare una causa unica.
- Output atteso: distinguere tra “anno record” e “accelerazione” del riscaldamento, e capire perché questo impatta scelte su rischio fisico, investimenti e comunicazione.
- Perché incide sulle decisioni:
- rende più plausibili stress operativi legati al caldo (persone, logistica, asset);
- aumenta l’attenzione di clienti, partner e stakeholder su coerenza tra parole e piani climate;
- richiede messaggi accurati: evitare semplificazioni riduce il rischio reputazionale.
Che cosa significa “più caldo del previsto”
“Più caldo del previsto” non significa che il riscaldamento globale sia iniziato all’improvviso: significa che, rispetto a un trend atteso (che già include l’aumento di temperatura di lungo periodo), gli ultimi anni sono stati ancora più caldi di quanto quel trend suggerisse.
- Nel 2023 la temperatura media globale è risultata circa +0,18°C sopra l’atteso.
- Nel 2024 lo scarto è stato ancora maggiore, circa +0,25°C sopra l’atteso, ed è stato il primo anno con una media globale a +1,5°C rispetto al periodo pre-industriale.
- Il 2025, con i dati disponibili, è stimato intorno a +0,11°C sopra l’atteso e potrebbe essere il secondo o terzo anno più caldo in assoluto.
Questo confronto serve a capire se ci sono stati “ingredienti extra” che hanno amplificato il calore recente, oltre al riscaldamento di origine umana già in corso.
Quattro fattori che spiegano gran parte del picco recente
Le analisi recenti convergono su un punto: il picco di calore non ha un unico responsabile. È più credibile una combinazione di fattori naturali e umani. Qui sotto una mappa semplice, utile per leggere le cause temperature record globali senza ridurle a uno slogan.
| Fattore | Meccanismo semplice | Direzione effetto | Messaggio chiave |
| El Niño (2023-24) | Riscaldamento del Pacifico tropicale che “sposta” calore verso l’atmosfera e alza la media globale | Verso il caldo | Ha contribuito, soprattutto nel 2024, ma da solo non spiega l’anomalia e i tempi sono stati insoliti |
| Calo di SO2 (zolfo) da shipping e Cina | Aria più pulita: meno aerosol che schermano la radiazione solare, quindi meno raffreddamento “mascherato” | Verso il caldo | Effetto plausibile e non trascurabile, ma con ampia incertezza sulle stime |
| Eruzione Tonga (2022) | Ha immesso vapore acqueo e aerosol: effetti in parte opposti | Netto piccolo (tendente al fresco) | Non è la causa del caldo record: l’effetto stimato sulla superficie è lieve e può essere leggermente raffreddante |
| Ciclo solare più forte del previsto | Maggiore energia solare su scala di ciclo (circa 11 anni) con impatto climatico limitato | Verso il caldo | Contribuisce, ma resta un fattore secondario rispetto ad altri driver |
El Niño: forte ma “strano” nei tempi
Un El Niño relativamente forte si è sviluppato nella seconda metà del 2023, con un picco intorno a novembre e un indebolimento nella primavera 2024. In genere, un El Niño forte alza le temperature globali soprattutto nei mesi successivi al picco.
- Questo episodio è stato tra i più intensi misurati in base alle temperature del Pacifico centrale, ma meno forte di quelli associati ai picchi del 1998 e del 2016.
- La particolarità è che il caldo globale è arrivato prima del picco, circa quattro mesi prima: un comportamento anomalo rispetto agli El Niño moderni.
- Le stime attribuiscono a El Niño un contributo modesto nel 2023 (circa +0,013°C) e più marcato nel 2024 (circa +0,128°C), con incertezza elevata.
- Il fatto che le temperature siano rimaste alte anche dopo il ritorno a condizioni più neutre suggerisce che El Niño non basta a spiegare tutto.
Meno zolfo nell’aria: aria più pulita, meno raffreddamento
La riduzione delle emissioni di anidride solforosa (SO2) è una buona notizia per la salute: meno inquinamento atmosferico. Ma sul clima può avere un effetto collaterale: gli aerosol di SO2 hanno un effetto raffreddante, quindi ridurli significa ridurre una parte della “schermatura” che ha mascherato parte del riscaldamento.
- Le emissioni globali di SO2 sono diminuite in modo importante negli ultimi anni, con cali marcati in Cina e un cambiamento forte nei combustibili del trasporto marittimo dopo nuove regole entrate in vigore nel 2020.
- Molti studi stimano un effetto delle regole sullo shipping nell’ordine di 0,03-0,08°C, mentre uno studio propone un impatto molto più alto: questo spiega perché il tema è discusso e non “chiuso”.
- Una stima complessiva attribuisce alle riduzioni di SO2 (shipping più altre fonti) circa 0,04°C di riscaldamento sul 2020-23 e circa 0,05°C sul 2020-24.
- Attenzione al fraintendimento: il calo di SO2 è significativo anche nel quadro di lungo periodo, ma da solo non basta a spiegare il salto recente.
Tonga 2022: un’eruzione atipica, effetto netto piccolo
L’eruzione sottomarina del 2022 è stata eccezionale per dinamica: ha spinto in stratosfera molta acqua sotto forma di vapore, che è un gas serra. Allo stesso tempo ha immesso anche zolfo, che tende a raffreddare perché forma aerosol che riflettono parte della luce solare.
- Il vapore acqueo in stratosfera può persistere per anni, ma gli studi che guardano all’effetto sulla temperatura di superficie trovano un impatto limitato (ordine di grandezza intorno a pochi centesimi di grado).
- Considerando insieme vapore e aerosol, le stime indicano un leggero raffreddamento netto della temperatura superficiale: circa -0,01°C nel 2023 e -0,02°C nel 2024.
- Operativamente: è un esempio utile per ricordare che “evento spettacolare” non significa automaticamente “driver principale” delle medie globali annuali.
Sole: ciclo più forte del previsto, contributo limitato
Il sole segue cicli di attività che durano circa 11 anni. Queste variazioni sono piccole rispetto all’energia totale che riceviamo, ma possono influenzare la temperatura globale su scala di pochi anni.
- Il ciclo solare più recente è risultato più forte di quanto molte aspettative indicassero.
- Le stime suggeriscono un contributo intorno a +0,04°C nel 2023 e +0,07°C nel 2024.
- Messaggio pratico: il sole non “spiega tutto”, ma può sommare qualche centesimo di grado in anni già spinti verso l’alto da altri fattori.
La parte che resta: variabilità naturale e il tema nubi
Anche combinando i fattori principali, resta una quota che si ricompone con variabilità naturale e con elementi ancora in discussione. Questo è rilevante per chi decide e comunica: l’incertezza non è un dettaglio, è parte del quadro.
- La variabilità naturale anno su anno può spostare le temperature globali anche quando non cambiano i “driver” principali: una parte dello scarto del 2023 e del 2024 si colloca in questa area.
- Il 2024, rispetto a un’attesa basata su trend, appare come un evento molto raro; ma la “rarità” dipende da come si stima il livello atteso di riscaldamento. Cambiando approccio, cambiano le probabilità associate.
- Un tema strategico è il possibile calo della riflettività del pianeta (albedo) legato a una riduzione delle nubi basse osservata nell’ultimo decennio. Se confermato e non dovuto solo a variabilità, potrebbe indicare che il sistema climatico risponde in modo più sensibile alle emissioni umane.
- Punto da ricordare: “naturale” non significa “irrilevante” e non significa “alternativo” al riscaldamento di origine umana. Spesso è un amplificatore temporaneo di un trend già in corso.
Cosa cambia per piani climate, rischio e comunicazione
Se il picco recente nasce da una combinazione di fattori e da incertezze ancora aperte, conviene puntare su decisioni “robuste”, cioè valide anche se alcune ipotesi vengono riviste. Di seguito 5 azioni minime formulabili come richiesta, verifica o controllo.
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Rischio fisico e continuità operativa: chiedere un controllo interno su quali processi sono più esposti a stress da caldo (persone, impianti, refrigerazione, trasporti) e verificare se gli scenari usati finora includono anche anni “oltre attese”, non solo il trend medio.
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Piani di riduzione emissioni: verificare che obiettivi e roadmap non si basino su una singola narrativa (tipo “è solo El Niño”), ma restino coerenti con un contesto in cui il trend di fondo continua e alcuni fattori possono aggiungere variabilità e picchi.
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Catena di fornitura: delegare una ricognizione su nodi sensibili al caldo e alle anomalie (tempi di consegna, qualità, sicurezza sul lavoro), includendo un check su procedure di adattamento già previste o mancanti.
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Energia e costi operativi: richiedere una verifica su come picchi di temperatura incidono su domanda, raffrescamento e affidabilità, e controllare se i piani energetici considerano condizioni più estreme anche a parità di trend medio.
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Rendicontazione e comunicazione: impostare un controllo qualità dei messaggi pubblici (sito, report, campagne) per evitare monocause e frasi assolute. Obiettivo: spiegare correttamente le cause temperature record globali come combinazione di fattori, mantenendo chiaro il ruolo del riscaldamento di lungo periodo.
Interpretazioni fuorvianti da evitare quando se ne parla
- “È solo El Niño”: El Niño ha contribuito, soprattutto nel 2024, ma non spiega da solo l’anticipo del calore nel 2023 e la persistenza di temperature elevate oltre la sua fase di picco.
- “È tutta colpa delle navi”: la riduzione di zolfo nei combustibili marittimi può aumentare la temperatura, ma le stime variano e la maggior parte degli studi indica un effetto più contenuto rispetto alle versioni “totali”.
- “È il sole”: il ciclo solare può aggiungere qualche centesimo di grado, ma non è comparabile come peso al riscaldamento di origine umana e ad altri fattori recenti.
- “L’eruzione del Tonga ha scaldato tutto”: l’evento è stato anomalo, ma le stime indicano un effetto netto piccolo e, nel breve, anche leggermente raffreddante sulla superficie.
- “Se è variabilità naturale, allora non è preoccupante”: la variabilità naturale può amplificare il caldo in singoli anni, ma lo fa sopra un trend di riscaldamento già in corso; quindi può aumentare rischi e impatti anche senza “cambiare le cause di fondo”.
- “Il superamento di 1,5°C nel 2024 significa che l’obiettivo è definitivamente perso”: è un valore medio globale annuale. È un segnale importante, ma non equivale automaticamente a un superamento permanente della soglia in senso strutturale.