Core update Google dicembre: cambia la priorità SEO ora

Autore

Cristian Perinelli

FULL STACK MARKETER DAL 1994

Indice dei contenuti

Cosa sta premiando Google dopo l’update di dicembre

La core update Google dicembre sembra aver rafforzato un pattern già visto: in molte ricerche sta emergendo una preferenza per risultati più specializzati e “vicini” alla categoria o al prodotto, rispetto a pagine più generaliste. L’effetto è stato notato soprattutto su query “best of” e su ricerche di metà Funnel, cioè quelle in cui l’utente sta valutando opzioni prima di acquistare.

In pratica, dove prima potevano dominare guide editoriali ampie o grandi siti che coprono un po’ di tutto, ora sembrano avere più spazio brand, cataloghi e siti con una competenza più chiara su una specifica categoria.

  • Pubblicazioni: alcune guide “best of” e query ampie hanno perso posizioni, mentre pagine di brand e cataloghi prodotto hanno guadagnato visibilità sugli stessi temi.
  • Ecommerce: per ricerche di metà funnel (tipicamente legate a una categoria), in alcuni casi crescono retailer specializzati o brand con forte autorità di prodotto, a scapito di grandi retailer generalisti.
  • SaaS: query su software specifici hanno visto cali per piattaforme più generaliste e aumenti per siti o aziende con pagine dedicate e più “verticali” sul problema o sul tipo di prodotto.

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“Best of” non è più solo informazionale: perché questo cambia il tuo piano contenuti

Un segnale importante emerso dopo la core update Google dicembre è che molte query “best of” sembrano essere trattate in modo più commerciale rispetto al passato. Questo non significa che le guide siano “morte”, ma che la competizione si sta spostando: non stai più competendo solo con altri editori, ma anche con i brand e i siti che vendono davvero quel tipo di prodotto.

Per un piccolo brand green, il punto non è “scrivere più articoli”. È capire se i tuoi “best of” sono allineati a una ricerca in cui Google sembra voler mostrare risultati con autorità di categoria e una proposta prodotto chiara.

  • Segnale 1: su molte ricerche “best of” e su termini di valutazione (metà funnel) sembrano crescere pagine di brand, categorie e cataloghi, non solo articoli editoriali.
  • Segnale 2: guide ampie e generaliste possono perdere terreno se non portano un valore distintivo o una competenza verticale riconoscibile.
  • Segnale 3: se “best of” viene interpretato come più vicino all’acquisto, contenuti superficiali o costruiti solo per intercettare traffico rischiano di performare peggio, e di danneggiare anche la fiducia.

Tradotto in decisioni: ha più senso puntare su meno contenuti, ma più coerenti con il tuo posizionamento e con una categoria specifica, invece di inseguire classifiche generiche “per tutti”.

La mossa utile per un brand piccolo: costruire autorità di categoria (non di tutto)

Se Google sta premiando la specializzazione, un brand piccolo non deve battere i giganti “in ampiezza”. Deve diventare il riferimento in profondità su 1 o 2 categorie dove ha diritto di parola: perché produce, perché seleziona, perché testa, perché ha competenza reale.

Con tempo limitato, la priorità è costruire un set essenziale di pagine e contenuti che dimostrino autorevolezza di prodotto in modo chiaro.

  • Pagine categoria o collezione: chiedi al tuo team o alla tua agenzia di rivedere le pagine di categoria come se fossero “pagine principali”, non semplici liste. Devono spiegare cosa rende quella categoria rilevante, come scegliere, quali varianti esistono e perché il tuo brand è credibile lì.
  • Pagine prodotto robuste: verifica che non siano solo schede minime. Devono aiutare a decidere: materiali, benefici reali, limiti, utilizzo, manutenzione, certificazioni quando davvero pertinenti, e risposte alle obiezioni tipiche.
  • Contenuti di supporto “risorse”: invece di fare “best of” generalisti, pianifica contenuti che sostengono la categoria (guide alla scelta, glossari, confronti utili, domande frequenti). L’obiettivo è rendere evidente che conosci davvero quel mondo.

Se lavori nel green, questo approccio aiuta anche a ridurre il rischio di comunicazione vaga: meno promesse generiche, più prove e competenza su una categoria precisa.

Se sei un publisher o fai contenuti “consigli”: come evitare di essere schiacciato dai brand

Se il tuo modello si basa su contenuti di consigli e raccomandazioni, la direzione osservata dopo la core update Google dicembre alza l’asticella. Quando i brand iniziano a posizionarsi meglio su query “best of”, una lista generica diventa più facile da superare.

Per differenziarti senza entrare in una gara impossibile, la scelta più difendibile è aumentare la specializzazione e la profondità dove puoi dimostrare esperienza reale.

  • Restringi il campo: meglio essere forti su una nicchia chiara che “presenti ovunque” senza autorità.
  • Aumenta la profondità: contenuti che spiegano criteri, trade-off, limiti, casi d’uso e contesto battono più facilmente liste copia-incolla.
  • Punta su topic dove hai esperienza reale: se non puoi dimostrare competenza e metodo, rischi di perdere sia ranking sia credibilità, soprattutto su temi sensibili come sostenibilità e impatto.

News e Discover: perché la volatilità fa più male e cosa pianificare

Durante l’aggiornamento di dicembre si è vista molta volatilità anche per siti news, con oscillazioni importanti su superfici come Discover, Google News e Top Stories. Quando Discover cala, l’impatto può essere rapido e difficile da prevedere, perché non è un canale “stabile” come la ricerca classica.

Per chi pubblica contenuti informativi, la pianificazione più prudente oggi è questa:

  • Non dipendere da un solo canale: se una parte rilevante del traffico arriva da Discover, serve un piano per reggere anche settimane di calo.
  • Chiarezza di nicchia: una copertura più verticale e riconoscibile aiuta a non essere percepiti come “generalisti intercambiabili”.
  • Aspettative realistiche: se arriva volatilità, la risposta non è rincorrere ogni variazione, ma rafforzare nel tempo autorevolezza e coerenza dei temi su cui vuoi essere scelto.

FINE

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